SINCERI AUGURI DI BUONA PASQUA A TUTTI
L'arte per tutti che incontriamo ogni giorno. Mail: artepitturascultura@gmail.com
giovedì 21 aprile 2011
domenica 10 aprile 2011
Expo internazionale di arti visive - Montegrotto Terme (PD)
IN OCCASIONE DELLA IMPORTANTE MANIFESTAZIONE CITTADINA DELLA FESTA DEI FIORI
QUEEN_ART_STUDIO DI PADOVA
ORGANIZZA ED INVITA A:
Expo Internazionale di Arti Visive
'DELL'AMORE E DI ALTRI DEMONI'
OMAGGIO A GABRIEL GARCIA MARQUEZ
Expo Internazionale di Arti Visive: Pittura,Scultura,Grafica Fotografia
CENTRO CONGRESSI-PALAZZO DEL TURISMO-MONTEGROTTO TERME (PD)
8-15 MAGGIO 2011
Eventi correlati,spettacoli,performance.rappresentazioni ogni sera nel Teatro della stessa sede espositiva
Gli Artisti
Sono invitati ad esporre Artisti di fama nazionale e internazionale
La selezione avverrà tramite valutazione di curatori d’arte professionisti appartenenti all’Associazione Queen_Art_Studio,ma anche da critici d’arte esterni chiamati a giudicare valide le Opere degli artisti invitati a partecipare.
Discipline ammesse:
Pittura ,Scultura,Fotografia,Grafica
Partecipanti
Possono partecipare artisti professionisti maggiorenni di qualsiasi nazionalità (residenti e non-residenti in Italia)per le seguenti categorie: pittura, scultura, grafica, fotografia con un Opera per ogni partecipante.
MARIA TERESA PERULLI, ENZO DENTE, MAURO MALAFRONTE, ENNIO MONTARIELLO, VINCENZO REA, THOMAS FERRONATO, BENEDETTO CIOCIOLA, ANTONIO DE SIATI, CARLA BATTAGLIA, LILLIANA COMES, FEDERICA VEGGIATO, , ARDUINA SANTI, MAURO LACQUA, DAVIDE TIRELLI, NICOLA SORIANI, FRANCESCO DABERDAKU, MARIA LETIZIA PAIOLO, FRANCESCO GIRALDI, CARMINE ANTONUCCI, MARTINA CODISPOTI, ENRICA BERTAZZO, MARIANELA SALAZAR, CARLA RIGATO, VIRGINAI MILICI-VIRGY, PIERANGELA BILOTTA, IMMA VISCONTE, FABIOLA MURRI, HELENA GATH, PATRIZIA DA RE, MAURO ALICE, ANTONELLA IURILLI DUHAMEL, ODILIA LIUZZI, DONATO FUSCO, LUCIANO BUOSI, DIEGO DIEGOLANDI, SAMANTA LAI, ALESSANDRO BONFORTI, MONICA MARTINS, ELENA CLARA, ANNA BLOISE, ALEKSANDER LLESHI, GERARDO LAFRATTA, MANUELA BRONDIN, GIANFRANCO AMODEO, MARIABLU SCARINGELLA, LUNO, FRANCESCO MESTRIA, GIOVANNI TARLAO, CAROLEO ENZO, LORIS GERVASONI, SILVIA BOLDRINI, NICOLETTA PACCAGNELLA, MARCO MONTERISO
Il Tema dell'Expo
Il tema sarà dunque quello dell’Amore, ma amore inteso come demone ,e demone come amore nelle viscere dell'esorcismo e della più profonda umanità, ispirandosi alla lussureggiante favola d'altri tempi di G. Garcia Marquez,dove è cangiante il rispolvero delle paure primordiali tra sentimenti avversi all'ombra di belzebù; bello e magistrale. La passione senza confini.
La parola passione proviene dal latino passio, a sua volta derivato dal verbo ‘pati ‘che significava sopportare, patire. In realtà, in latino classico passio voleva dire solo turbamento dell’animo
La parola passione è stata usata fin dagli inizi della nostra letteratura, da autori come Dante e Iacopone da Todi.Nella cultura medievale il significato principale di passione è quello di sofferenza del corpo, tormento fisico, e poi esteso a qualsiasi dolore.
La passione è quindi un’emozione tanto violenta da dominare la volontà di chi la prova.
Chiamiamo infatti passioni i sentimenti incontrollabili come l’amore, l’odio o la gelosia, che spingono chi li prova ad azioni definitive, senza ritorno.
Passione può significare l’amore sensuale, anche violento, e indicare la persona che è oggetto di quell’amore. E’ passione il trasporto totale per un’idea o un’opinione: la passione politica, ad esempio, è l’attaccamento alla propria idea, visto sia in positivo, come impegno, appunto, appassionato, sia in negativo, come mancanza di quel distacco critico che permette di avere una visione chiara dei problemi e delle opinioni altrui.
SUL SITO INDICATO SOTTO: REGOLAMENTO E MODULO DI ISCRIZIONE DA INVIARE COMPILATO E COMPLETO DI FOTO DELL'OPERA IL PRIMA POSSIBILE all'email queenartstudiopadova@gmail.com
EVENTO VISIBILE AI LINK:
http://expogarciamarquez.blogspot.com/
http://www.equilibriarte.org/eventscal/5329
http://www.facebook.com/event.php?eid=156786887709248
Ass. Culturale Artistica ‘Queen_Art_Studio’ C.C,F.92214360288
Padova 35124 tel 3346447738
Email: queenartstudiopadova@gmail.com
Art Director
Maria Grazia Todaro
mercoledì 6 aprile 2011
Patrizio Mugnaini - collettiva Firenze e dintorni
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| Equilibri fiorentini |
FIRENZE E DINTORNI - I TESORI
Con la primavera si apre una bella stagione di eventi per l’associazione culturale “La Rosa d’Oro dell’Arte”, primo fra tutti la mostra dal titolo “Firenze e dintorni - i tesori”, che avrà luogo nei locali della Galleria ”Via Larga”, resi disponibili dalla Provincia di Firenze, offrendo,così,la possibilità agli artisti di mostrare le loro opere al colto pubblico fiorentino.
Pittori, scultori, fotografi e poeti si sono cimentati in questo impegno con la passione e la curiosità di chi intraprende un viaggio,talvolta a ritroso nel tempo, ri-visitando luoghi e personaggi del passato storico-culturale della città e del suo territorio,oppure soffermandosi nel presente,traendo ispirazione da ciò che dà lustro e fa ancora bella questa città,o proiettandosi audacemente in un futuro immaginario, suggerendo, talvolta,con visioni onirico-surreali qualcosa che sussiste nel regno del possibile.
Il fascino di questa mostra sta anche nel fatto che le tecniche usate per la realizzazione delle opere sono funzionali al moto dell’anima che spinge ogni artista a stabilire un dialogo con lo spettatore, attraverso la ri-elaborazione della realtà per tradurla in un’opera spesso di notevole impatto visivo. Il trigono artista-spettatore con al vertice il soggetto,in questo caso “Firenze e dintorni - i tesori” esercita coinvolgimento e partecipazione emotiva per chiunque volga lo sguardo ad una città unica al mondo e all’incantevole bellezza della sua provincia, non priva, peraltro, di straordinari risvolti culturali.
Lucetta Risaliti
Pittori, scultori, fotografi e poeti si sono cimentati in questo impegno con la passione e la curiosità di chi intraprende un viaggio,talvolta a ritroso nel tempo, ri-visitando luoghi e personaggi del passato storico-culturale della città e del suo territorio,oppure soffermandosi nel presente,traendo ispirazione da ciò che dà lustro e fa ancora bella questa città,o proiettandosi audacemente in un futuro immaginario, suggerendo, talvolta,con visioni onirico-surreali qualcosa che sussiste nel regno del possibile.
Il fascino di questa mostra sta anche nel fatto che le tecniche usate per la realizzazione delle opere sono funzionali al moto dell’anima che spinge ogni artista a stabilire un dialogo con lo spettatore, attraverso la ri-elaborazione della realtà per tradurla in un’opera spesso di notevole impatto visivo. Il trigono artista-spettatore con al vertice il soggetto,in questo caso “Firenze e dintorni - i tesori” esercita coinvolgimento e partecipazione emotiva per chiunque volga lo sguardo ad una città unica al mondo e all’incantevole bellezza della sua provincia, non priva, peraltro, di straordinari risvolti culturali.
Lucetta Risaliti
COLLETTIVA diPITTORI, SCULTORI, FOTOGRAFI, POETI ...
Lunedì 11 Aprile 2011
inaugurazione alle ore 17,00
Galleria VIA LARGA - Via Martelli 5 - Firenze
Dal 12 al 19 Aprile 2011 Orario:
Dal Lunedi al Venerdi mattina 9 -13 pomeriggio 15 -18
Sabato e Domenica 15 -18
Dal 1 al 31 Maggio 2011
la mostra sarà trasferita nei locali della
Galleria “La Rosa d’Oro dell’Arte”
Orario: Dal Lunedi al Venerdi dalle 15,30 -18,30
Via Ghibellina, 92 r - Firenze
Partecipano
PITTORI
Annaluce Abbatecola
Vittorio Abrami
Renata Belluomini
Stefano Benelli
Laura Casini
Silvia Cesarini
Caterina Chieffo
Anna Crisci
Paola Crisci
Mara Faggioli
Alessandro Fusillo
Anna Di Gennaro
Paolo Giomi
Francesca Giglioli
Pia Lachi
Emanuele Li Pira
Adriana Lopreiato
Vincenzo Madeo
Alyosha Marino
Maris
Cristina Moretti
Patrizio Mugnaini
Dania Niccolai
Barbara Passerotti
Lucia Petroni
Lucetta Risaliti
Miriam Tacchi
Gabriella Tatini
Annaluce Abbatecola
Vittorio Abrami
Renata Belluomini
Stefano Benelli
Laura Casini
Silvia Cesarini
Caterina Chieffo
Anna Crisci
Paola Crisci
Mara Faggioli
Alessandro Fusillo
Anna Di Gennaro
Paolo Giomi
Francesca Giglioli
Pia Lachi
Emanuele Li Pira
Adriana Lopreiato
Vincenzo Madeo
Alyosha Marino
Maris
Cristina Moretti
Patrizio Mugnaini
Dania Niccolai
Barbara Passerotti
Lucia Petroni
Lucetta Risaliti
Miriam Tacchi
Gabriella Tatini
SCULTORI
Laura Casini
Letterio Gagliardi
Giuseppe Manuelli
Laura Casini
Letterio Gagliardi
Giuseppe Manuelli
FOTOGRAFI
Maximiliano Cesarini
Alessio Mancini
Rose Ann Parisian
Massimiliano Puccini
POETI
Mara Faggioli
Rita Pini
Antonio Sabatino
Patrizia Tofani
Mara Faggioli
Rita Pini
Antonio Sabatino
Patrizia Tofani
Presenta la mostra il critico d’arte
Prof. Vittorio Abrami
e la Dott.sa Rita Pini
Prof. Vittorio Abrami
e la Dott.sa Rita Pini
Pubbliche relazioni
a cura di Laura di Marco
a cura di Laura di Marco
Servizio televisivo a cura
del Dott. Fabrizio Borghini
di Toscana TV
del Dott. Fabrizio Borghini
di Toscana TV
La direzione ringrazia la
Provincia di Firenze per il patrocinio
e Giuseppe Pinzauti
per la sua Preziosa collaborazione
Provincia di Firenze per il patrocinio
e Giuseppe Pinzauti
per la sua Preziosa collaborazione
lunedì 28 marzo 2011
UMBERTO ZERBINATI - Galleria 2E di Suzzara (MN)
Pur non discendendo direttamente dalla grande tradizione dell'incisione moderna mantovana, Umberto Zerbinati (Valeggio sul Mincio, 1885 - Mantova, 1974) ne è il prosecutore più illustre. Non si annoverano altri che abbiano saputo al pari di lui esprimere con gli acidi e la punta metallica i tradizionali valori del paesaggismo virgiliano e che ne abbiano intuito la definizione romantica con altrettranta chiarezza. Alcuni dubitano se sia da preferire in lui il letterato o l'incisore anche se non v'è dubbio che, come scrittore e soprattutto come poeta, ebbe maggior credito di quanto non gli fu dato per le tavole grafiche. Ma la sua qualità espressiva come artista figurativo è tale da porlo alla pari dei maggiori esponenti coetanei di fronte alla storia dell'arte mantovana. Oltreché con grandi poeti ebbe rapporti anche con famose personalità della pittura come Felice Casorati col quale collaborò alla rivista "Via Lattea" (Verona 1914).
Egli si approssima all'incisione dopo aver tentato anche la scultura (è amico di Clinio Lorenzetti) ma desiste a favore dell'incisione alla quale si dedica con cautela elaborando sensibili puntesecche prima di affrontare l'acquaforte. L'iniziale limitazione di non conoscere perfettamente le tecniche specifiche dell'arte lo mette su una posizione di curiosa, continua verifica delle possibilità espressive degli strumenti e dei materiali; è paradossalmente la sua inesperienza a farne uno sperimentatore puntiglioso ed entusiasta. Quando, agli inizi degli anni Cinquanta, realizza una cartella di acquetinte, queste sono realizzate con procedimenti inusitati e producono esiti particolarmente suggestivi. Si direbbe che i suoi primi lavori siano esemplati sull'opera di Antonio Carbonati, ma presto Zerbinati trae profitto anche dall'esperienza fotografica del fratellastro Carlo, incrociandola con la propria.
Dal naturalismo accademista con cui si presenta alle prime mostre, matura una complessità sensuosa e chiaroscurale, attribuendo alle immagini un soffio di mistero con evocazioni lontanamente redoniane, assommando in una stessa stampa finezze crepuscolari con l'uso disinvolto dei più vari strumenti, l'invenzione di procedimenti non ortodossi (è tra i primi a produrre puntesecche su lamina plastica trasparente) con risultati spettacolari, e raggiungendo un'amplissima varietà di toni emozionanti.
"Sono venuto all'arte incisoria dalle lettere" scrive in un brano autobiografico "Non ho avuto alcun maestro; lavoro d'istinto, non mi pongo assunti programmatici, non appartengo e non voglio appartenere a nessuna scuola: solitario in tanto baccano per natura e per elezione persuaso che travailler en troupe - come diceva Paul Fort - est indigne d'un poète". Come si vede, si preoccupava di essere, e di essere considerato, un poeta. Che lo fosse per le sue raccolte di versi, apprezzati da Emilio Cecchi, Eugenio Montale e Benedetto Croce, o lo fosse per la sua in certa misura segreta, opera d'incisore, non mette conto distinguere.
Renzo Margonari
domenica 13 febbraio 2011
L'Italia s'è desta 1945 – 1953 . Arte italiana del secondo dopoguerra, da De Chirico a Guttuso, da Fontana a Burri
La mostra è posta sotto l ’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitanoe gode dei patrocini del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Emilia-Romagna, della Provincia di Ravenna.
Arte italiana tra il ’45 e il ’53, ovvero gli otto anni in cui davvero l’Italia s’è desta, il tempo più vivace, magmatico, contrastato di tutto il nostro Novecento.
Il progetto di mostra curato da Claudio Spadoni, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna e dal Museo d’Arte della città, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, in programma nelle sale del Mar dal 13 febbraio al 26 giugno 2011, ha l'ambizione di ricostruire tutte le diverse fasi delle vicende artistiche dalla fine del secondo conflitto mondiale alla grande mostra di Picasso in Italia del 1953, a Roma e poi a Milano, che, per molti aspetti, segna uno spartiacque fra il dopoguerra del rinnovamento, dei dibattiti culturali, delle costituzione di gruppi e movimenti, e la seconda parte degli anni Cinquanta.
Per la prima volta verrà offerto un quadro complessivo di quelle stagioni cruciali della storia artistica italiana. Un fermo immagine che registra non solo il nuovo che ribolle, ma anche la vitalità di ciò che il montare di quest’ansia di modernità europea andava relegando ad una ingiustificata considerazione marginale, ovvero le opere ultime, eppure spesso sorprendentemente felici, dei grandi protagonisti della prima metà del secolo: da Morandi a De Pisis, da Balla a Carrà, da Casorati a De Chirico, da Martini a Marini e Manzù. Maestri, non ancora scomparsi, dei quali viene documentato il lavoro di quegli anni, fra storia e attualità.
Ma L’Italia s’è desta: 1945-1953. Arte italiana nel secondo dopoguerra è in primo luogo il racconto del voltar pagina, un mutar paradigma di una generazione alla ricerca, affannosa e creativa, di nuove possibilità espressive.
Milano, Torino, luoghi di resistenza degli ultimi anni della guerra, furono insieme a Roma e Venezia le principali città nelle quali la vita artistica italiana riprese impulso.
Erano gli anni in cui gli artisti italiani più impegnati identificavano in Pablo Picasso l'imprescindibile alternativa europea alla chiusura provincialista. Le sue opere rappresentavano un modello fondamentale della modernità, per linguaggio e contenuti ideologici. L'infatuazione Neocubista, secondo il modello di Guernica, trova riscontro in gran parte degli artisti, con figure di primissimo piano come Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato, mentre il bisogno di un legame tra arte e oggettività si esprime nelle diverse forme di Realismo di un Peverelli, di un Testori, di un Sassu, di uno Zigaina.
Quasi contemporaneamente l’esigenza di coalizzarsi in gruppi veniva espressa dal Fronte Nuovo delle Arti che accomunava presenze eterogenee (Birolli, Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato oltre a Levi, Santomaso, Vedova, Viani) ed ebbe la consacrazione alla Biennale del '48, pur nella difficile convivenza di figure e istanze incompatibili.
In ambito romano nel '47 nasceva Forma 1, ovvero il gruppo astratto votato a Balla, a Kandinskij, a Matisse, con artisti come Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo, Turcato. Il frenetico bisogno di cambiamento che caratterizzava le vicende della ricerca non figurativa, trovava riscontro ancora a Roma intorno alla Fondazione Origine (1949) con Ballocco Burri, Capogrossi, e a Firenze con il Gruppo dell’Astrattismo Classico (1950) capeggiato da Berti e Nativi.
Intanto Fontana, rientrato a Milano dall'Argentina, nel 1947 diede vita allo Spazialismo insieme a Crippa e Dova; pochi anni dopo, nel '51, sempre nel contesto milanese ricco di fermenti, nasceva il MAC Movimento Arte Concreta, composto fra gli altri da Dorfles, Munari, Radice, Reggiani, Sottsass.
Ne '52 Baj, Colombo, Dangelo sottoscrivevano il Manifesto della pittura Nucleare, nello stesso anno Lionello Venturi presentava il Gruppo degli Otto, (con Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova) con la formula dell’Astratto Concreto.
Dopo diverse rassegne che hanno preso in considerazione solo singolarmente ogni movimento o gruppo, senza possibilità di confronti contestuali diretti, la mostra del Mar, attraverso le 160 opere fondamentali degli artisti del tempo, ripercorre tutte le complesse vicende del periodo.
Un particolare risalto viene dedicato anche a coloro che portarono avanti ricerche personalissime come Alberto Burri, Carol Rama, Luigi Spazzapan, Antonio Zoran Music, Tancredi, e alcuni giovani bolognesi come Romiti, Bendini, Vacchi figure sostanzialmente isolate rispetto ai gruppi ufficiali.
Pur concentrata sull’arte, la rivisitazione degli otto anni che traghettarono l’Italia alla contemporaneità trovano in mostra, esempi di intersezioni con le altre arti, dal cinema del Neorealismo, all’architettura. In un proteiforme mosaico che nella diversità e dissonanza delle sue tessere compone l’immagine estremamente composita di una Italia nuova.
Documenta l'esposizione un importante catalogo edito dalla casa editrice Allemandi, a cura di Claudio Spadoni, con saggi di Marco Antonio Bazzocchi, Luciano Caramel, Claudia Casali, Alberto Giorgio Cassani, Francesco Poli, Luisa Somaini e Claudio Spadoni, mentre gli apparati bibliografici sono di Irene Biolchini.
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Informazioni Evento:
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Data Inizio:13 febbraio 2011
Data Fine: 26 giugno 2011
Luogo: Ravenna, MAR Museo d’Arte della città di Ravenna
Telefono: 0544.482017 / 482775
Sito Web: http://www.museocitta.ra.it/
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Dove:
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Ravenna, MAR Museo d’Arte della città di Ravenna
Città: Ravenna
Indirizzo: via di Roma 13
Provincia: (RA)
Regione: Emilia-Romagna
Telefono: 0544.482017 / 482775
Sito web: http://www.museocitta.ra.it/
![]() |
| Aligi Sassu, Via Manzoni 1952 |
Il progetto di mostra curato da Claudio Spadoni, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna e dal Museo d’Arte della città, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, in programma nelle sale del Mar dal 13 febbraio al 26 giugno 2011, ha l'ambizione di ricostruire tutte le diverse fasi delle vicende artistiche dalla fine del secondo conflitto mondiale alla grande mostra di Picasso in Italia del 1953, a Roma e poi a Milano, che, per molti aspetti, segna uno spartiacque fra il dopoguerra del rinnovamento, dei dibattiti culturali, delle costituzione di gruppi e movimenti, e la seconda parte degli anni Cinquanta.
Per la prima volta verrà offerto un quadro complessivo di quelle stagioni cruciali della storia artistica italiana. Un fermo immagine che registra non solo il nuovo che ribolle, ma anche la vitalità di ciò che il montare di quest’ansia di modernità europea andava relegando ad una ingiustificata considerazione marginale, ovvero le opere ultime, eppure spesso sorprendentemente felici, dei grandi protagonisti della prima metà del secolo: da Morandi a De Pisis, da Balla a Carrà, da Casorati a De Chirico, da Martini a Marini e Manzù. Maestri, non ancora scomparsi, dei quali viene documentato il lavoro di quegli anni, fra storia e attualità.
Ma L’Italia s’è desta: 1945-1953. Arte italiana nel secondo dopoguerra è in primo luogo il racconto del voltar pagina, un mutar paradigma di una generazione alla ricerca, affannosa e creativa, di nuove possibilità espressive.
Milano, Torino, luoghi di resistenza degli ultimi anni della guerra, furono insieme a Roma e Venezia le principali città nelle quali la vita artistica italiana riprese impulso.
Erano gli anni in cui gli artisti italiani più impegnati identificavano in Pablo Picasso l'imprescindibile alternativa europea alla chiusura provincialista. Le sue opere rappresentavano un modello fondamentale della modernità, per linguaggio e contenuti ideologici. L'infatuazione Neocubista, secondo il modello di Guernica, trova riscontro in gran parte degli artisti, con figure di primissimo piano come Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato, mentre il bisogno di un legame tra arte e oggettività si esprime nelle diverse forme di Realismo di un Peverelli, di un Testori, di un Sassu, di uno Zigaina.
Quasi contemporaneamente l’esigenza di coalizzarsi in gruppi veniva espressa dal Fronte Nuovo delle Arti che accomunava presenze eterogenee (Birolli, Guttuso, Leoncillo, Morlotti, Pizzinato oltre a Levi, Santomaso, Vedova, Viani) ed ebbe la consacrazione alla Biennale del '48, pur nella difficile convivenza di figure e istanze incompatibili.
In ambito romano nel '47 nasceva Forma 1, ovvero il gruppo astratto votato a Balla, a Kandinskij, a Matisse, con artisti come Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo, Turcato. Il frenetico bisogno di cambiamento che caratterizzava le vicende della ricerca non figurativa, trovava riscontro ancora a Roma intorno alla Fondazione Origine (1949) con Ballocco Burri, Capogrossi, e a Firenze con il Gruppo dell’Astrattismo Classico (1950) capeggiato da Berti e Nativi.
Intanto Fontana, rientrato a Milano dall'Argentina, nel 1947 diede vita allo Spazialismo insieme a Crippa e Dova; pochi anni dopo, nel '51, sempre nel contesto milanese ricco di fermenti, nasceva il MAC Movimento Arte Concreta, composto fra gli altri da Dorfles, Munari, Radice, Reggiani, Sottsass.
Ne '52 Baj, Colombo, Dangelo sottoscrivevano il Manifesto della pittura Nucleare, nello stesso anno Lionello Venturi presentava il Gruppo degli Otto, (con Afro, Birolli, Corpora, Moreni, Morlotti, Santomaso, Turcato e Vedova) con la formula dell’Astratto Concreto.
Dopo diverse rassegne che hanno preso in considerazione solo singolarmente ogni movimento o gruppo, senza possibilità di confronti contestuali diretti, la mostra del Mar, attraverso le 160 opere fondamentali degli artisti del tempo, ripercorre tutte le complesse vicende del periodo.
Un particolare risalto viene dedicato anche a coloro che portarono avanti ricerche personalissime come Alberto Burri, Carol Rama, Luigi Spazzapan, Antonio Zoran Music, Tancredi, e alcuni giovani bolognesi come Romiti, Bendini, Vacchi figure sostanzialmente isolate rispetto ai gruppi ufficiali.
Pur concentrata sull’arte, la rivisitazione degli otto anni che traghettarono l’Italia alla contemporaneità trovano in mostra, esempi di intersezioni con le altre arti, dal cinema del Neorealismo, all’architettura. In un proteiforme mosaico che nella diversità e dissonanza delle sue tessere compone l’immagine estremamente composita di una Italia nuova.
Documenta l'esposizione un importante catalogo edito dalla casa editrice Allemandi, a cura di Claudio Spadoni, con saggi di Marco Antonio Bazzocchi, Luciano Caramel, Claudia Casali, Alberto Giorgio Cassani, Francesco Poli, Luisa Somaini e Claudio Spadoni, mentre gli apparati bibliografici sono di Irene Biolchini.
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Informazioni Evento:
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Data Inizio:13 febbraio 2011
Data Fine: 26 giugno 2011
Luogo: Ravenna, MAR Museo d’Arte della città di Ravenna
Telefono: 0544.482017 / 482775
Sito Web: http://www.museocitta.ra.it/
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Dove:
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Ravenna, MAR Museo d’Arte della città di Ravenna
Città: Ravenna
Indirizzo: via di Roma 13
Provincia: (RA)
Regione: Emilia-Romagna
Telefono: 0544.482017 / 482775
Sito web: http://www.museocitta.ra.it/
martedì 25 gennaio 2011
ARTE A MANTOVA, 2000-2010
dal 23 gennaio al 25 aprile 2011
Dopo la ricognizione effettuata nel 1999 sull'arte del '900 a Mantova e nelle sue diramazioni, questa nuova esplorazione riprende i fili di quel passato per avviare una ulteriore messa a fuoco della situazione in atto. Con la consapevolezza che nulla vi è di esaustivo in questo sforzo di conoscenza, ma anche con la certezza che questi limiti impliciti non possono frenare l'impegno di costruire una mappa delle forze attive nel presente.
Come spesso avviene nella geografia artistica delle diverse città italiane anche a Mantova si respira l'atmosfera di una ricerca disseminata su più fronti operativi, con una compresenza non solo di generazioni diverse ma anche di comportamenti differenti all'interno delle stesse generazioni.
Questa situazione indica una "realtà in movimento" dove si intrecciano idee e pratiche individuali che rimandano a molteplici radici culturali, l'officina artistica mantovana è dunque esplorata attraverso quello che è sempre stato un rifiuto costante dell'omologazione e - ancor oggi - si può definire come impossibilità a riconoscersi in un'identità unitaria.
Il progetto espositivo curato da Claudio Cerritelli (docente di storia dell'arte contemporanea all'Accademia di Brera) esprime una volontà di calarsi nei percorsi diramati e fluidi delle opere scelte come segni emblematici di molteplici livelli di ricerca, non temendo di mescolare le differenti storie, anzi intrecciando senza remore esperienze innovative con ricerche più rivolte ai valori del passato. Lo scopo è di restituire al visitatore sia le persistenze dell'arte mantovana (le generazioni più consolidate e attive da diversi decenni) sia le verifiche delle generazioni venute alla ribalta nei due decenni finali del '900, sia - infine- le nuove presenze che comprendono innanzitutto i più giovani, ma non escludono autori più maturi che solo di recente hanno rafforzato la consapevolezza del proprio fare. Le proposte creative mostrano un ampio raggio d'azione riferibile alle temperature concettuali, analitiche ed espressive della pittura e della scultura, alle istallazioni e agli sconfinamenti ambientali, alle implicazioni tecnologiche e ai confronti linguistici con le nuove strumentazioni visive.
Visitando questa mostra lo spettatore si troverà di fronte ad un'avventura policentrica dello sguardo che comporta molteplici livelli di lettura, si tratta di un viaggio polisensoriale nei dinamismi messi in atto da dipinti, sculture, oggetti, assemblaggi, contaminazioni, fotografie, istallazioni, immagini tecnologiche.
ARTE A MANTOVA, 2000-2010
Persistenze Verifiche e Nuove Presenze
Casa del Mantegna
Via Acerbi 47 - Mantova
tel. 0376 360506 - fax 0376 326685
casadelmantegna@provincia.mantova.it
23 gennaio - 25 aprile 2011
A cura di: Claudio Cerritelli
da martedì a domenica
10:00 / 13:00 - 15:00 / 18:00
venerdì 21 gennaio 2011
FRANCESCO TORALDO "COMPOSIZIONI MUSICALI" - M.A.C.A. DI ACRI
COMUNICATO STAMPA
A partire da sabato 19 marzo 2011, nell’ambito della quarta edizione del progetto BANCARTIS indetto dalla BCC Mediocrati di Rende, il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) dedicherà un’ampia personale a Francesco Toraldo, artista dotato di una grande forza espressiva, i cui quadri – vere e proprie deflagrazioni cromatiche – possono essere paragonati a delle improvvisazioni jazzistiche tanto raffinate quanto vigorose.
Nato a Catanzaro nel 1960, Toraldo è un pittore la cui peculiarità espressiva è data da un suggestivo e coinvolgente intreccio di narrazioni figurative che non provengono tanto da un progetto precostituito, quanto da un ardore guidato dalla memoria e dalle emozioni. Dalla biografia di questo artista si evince un certo spirito ribelle. A suo tempo, infatti, egli non ha voluto portare a termine gli studi accademici, che gli sono comunque stati utili come base di apprendistato. Il suo vero maestro è stato il padre Enzo, anch’egli pittore, il quale ha saputo infondergli l'amore istintivo per una figurazione forte e calibrata. Le capacità espressive di Francesco Toraldo si effondono nella sua opere con gli effetti vibrati di colori primari e puri che sono evidenti sintomi di un animo che non ama certo tenere sotto controllo la propria fantasia, interpretando il mondo attraverso il filtro delle emozioni; un pittore dotato di un’estrema sensibilità per la rivelazione del particolare inserito in un contesto visivo dove prevale un espressionismo venato di dolcezze post-romantiche.
La collezione di oltre trenta dipinti che faranno parte della mostra offre la quintessenza dell’arte di Toraldo. A colpire immediatamente lo sguardo dello spettatore sono i colori brillanti degli strumenti musicali, esaltato dal contrasto con le mani bianche dei musicisti che sembrano volare sopra di essi, sfiorandoli e sfumando nel passaggio tra le note quasi fossero fatte di polvere di gesso. Il tutto da vita ad una figurazione calda intrisa di vibrazioni, di palpiti e di passione, fatta di un’immediatezza segnica che sembra nascere direttamente dal colore, senza la necessità di un disegno preparatorio. Il dipinto si genera dall’intreccio istintivo dei colori sulla tela che scaturisce in un’opera informale su cui, successivamente, il pittore costruisce le sue magnifiche figurazioni astratte.Francesco Toraldo ha tradotto la sensibilità Fauve, lo studio sul movimento tipico dei Futuristi – e di Balla in particolare –, i visi espressionisti leggermente deformati, in una capacità tutta personale di dipingere la musica, di fare del jazz con gli strumenti della pittura, perdendosi in raffinati assoli fatti di esplosioni cromatiche e tempeste segniche.
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FRANCESCO TORALDO, composizioni musicali
Luogo: MACA – Museo Arte Contemporanea Acri
Piazza G. Falcone, 1 – 87041 Acri (Cs)
Curatori: Boris Brollo e Federico Bria
Vernissage: 19 marzo 2010 ore 18:00
Periodo: dal 19 marzo al 29 maggio 2011
Orario: dal martedì alla domenica, 9-13 e 15-19; lunedì chiuso
info: Museo tel. 0984953309; Ufficio stampa tel. 0119422568, maca@museovigliaturo.it
sabato 8 gennaio 2011
Dario Rossi
Testo critico di Marzio Dall'Acqua
Apollo, dio della luce, solare corifeo delle Muse, della poesia e della musica, viene sfidato da Marsia, satiro dei boschi, dopo aver ritrovato il flauto inventato da Atena e dalla stessa dea gettato lontano, poiché la imbruttiva gonfiandole mostruosamente le gote mentre lo suonava. Marsia, ignaro della maledizione con la quale il flauto era stato abbandonato, che minacciava sventura a colui che lo avesse raccolto, si entusiasma suonandolo al punto da ritenersi più abile del dio Apollo, magistrale suonatore di lira.
| Autoritratto |
Apollo è il simbolo della vittoria della violenza, del dominio di sé nell’entusiasmo, dell’alleanza tra passione e ragione, la saggezza in lui è frutto di una conquista, di autocontrollo; è simbolo di una suprema spiritualizzazione, dell’ascesa umana, della metamorfosi verso la perfezione in una crescita individuale estrema.
| Paesaggio a Bisulan |
Il rimando alla pelle scuoiata di Marsia o a quella cristiana di San Bartolomeo, che riprende l’immaginario dell’antica punizione apollinea, ma annullando ogni simbolismo, ogni profondità simbolica ed emotiva, mi è apparso immediato vedendo le opere di Dario Rossi, il suo lavorare sul colore proprio come se fosse non solo epidermide, ma muscoli, nervi, ossature messe a nudo, scuoiate appunto, fatte affiorare da un chirurgo impietoso, freddo ed impassibile, che temporaneamente le dispone in molteplici ed inaspettate contorsioni che annullano ed esaltano la forma umana: una lezione di anatomia esercitata in spazi scabri, sopra cretti che esplodono prosciugati, su grumose nebbiosità d’aria mefitica o d’erbe in stucco.
| El putel a caval |
Non hanno la consistenza dei sogni, ma sono “realistiche”, come lo sono le allucinazioni per chi le sperimenta, come queste appaiono e scompaiono, diventano non eludibili, autonome.
| Me mada col so puten |
| L'ucraino che l'è ciuk |
Lo sfondo è neutro, indifferente, estraneo all’immagine e all’immaginario, anche quando assurge ad invenzione di paesaggio, anche quando ambisce a diventare spazio, seppure approssimativo, periclitante e malsicuro. Su questi fondali le figure ricavano una propria energia vitale, si vengono espandendo come amebe, si gonfiano con un dinamismo tutto interiore ed interno che ha però la dinamicità ed il movimento della vita.
Dario Rossi trae da sé la forza delle sue visioni e gli auguriamo che a lungo abbia questa arrabbiata, aggressiva, genuina ed autentica capacità d’invenzione, ma egli sembra cogliere nell’aria vapori, nebulosità, relitti della grande pittura del novecento, echi delle avanguardie storiche, atmosfere dei grandi maestri, in un rimando insieme mutevole, cangiante ed indefinibile, proprio del tempo, di una cultura, visiva ricca di presenze, referenze, citazioni ormai fuori da qualsiasi schema, da qualsiasi codificazione, ideologia o tendenza in una mescolanza totale funzionale solo all’emozione, alle proprie necessità espressive e comunicative, con un linguaggio che nasce da un meticciato estetico, immaginativo.
| L'airone della guerra |
Dario Rossi è figlio di questa cultura che ha assorbito l’informale, l’astratto insieme alle molteplici elaborazioni della figura, senza porsi problemi né domande e senza complessi di inferiorità.
È un modo nuovo, finalmente libero ed antiaccademico per porsi di fronte all’operazione artistica. È forse il modo attuale di essere naïf. Tale infatti spesso viene definito Dario Rossi, proprio per questa autenticità, per questa ingenuità tardoromantica di poter gridare le proprie visioni, di poter coinvolgere tutti nella propria storia, nella propria vita.
Ed allora possiamo pensare all’influenza su di lui, nel clima del tempo, di artisti come Jean-Michel Basquiat, ai fumetti, al cinema ad un presente visivo che permette a Dario Rossi di orchestrare la propria sinfonia di sentimenti dal dramma, dal rimescolamento psicoanalitico, all’ironia, al rinnovo di una tradizione di arte da strada e di emozioni che non negano il grottesco, la satira ed il riso.
Parma, marzo 2007
Ed allora possiamo pensare all’influenza su di lui, nel clima del tempo, di artisti come Jean-Michel Basquiat, ai fumetti, al cinema ad un presente visivo che permette a Dario Rossi di orchestrare la propria sinfonia di sentimenti dal dramma, dal rimescolamento psicoanalitico, all’ironia, al rinnovo di una tradizione di arte da strada e di emozioni che non negano il grottesco, la satira ed il riso.
Parma, marzo 2007
| Luce di Dio |
| La pietà |
| Al mattino presto la bambina prende la rugiada agli occhi per farli diventare più belli |
domenica 19 dicembre 2010
sabato 11 dicembre 2010
Caravaggio. La bottega del genio. Palazzo Venezia, Roma.
Per le celebrazioni del quarto centenario dalla morte di Caravaggio, il prossimo 21 dicembre 2010 la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, presenterà una mostra del tutto inedita e in forma sperimentale e didattica per ricostruire la bottega di Caravaggio nelle cosiddette “Sale Quattrocentesche” di Palazzo Venezia.
La mostra, dal titolo “Caravaggio. La Bottega del Genio”, è organizzata dalla società Munus e ha come main sponsor Banca Etruria.
L’idea nasce dal fatto che, nonostante l’imponente bibliografia su Caravaggio, la sua tecnica esecutiva – cioè in che modo Caravaggio realizzava i suoi splendidi capolavori - è ancora un mistero, oggetto ancora oggi di studi approfonditi e specialistici.
Per cercare di capire meglio i suoi processi creativi ed entrare nei meccanismi delle sue composizioni e del suo singolare approccio alla realizzazione delle sue opere di sconvolgente modernità, sarà presentata nelle “Sale Quattrocentesche” un’ipotesi di allestimento dello studio di Caravaggio negli anni romani.
L’ipotesi, basandosi sulle recenti ricerche, prende spunto dalle fonti contemporanee all’artista, da quelle letterarie quali Mancini, Baglione, Sandrart, Bellori a quelle archivistiche come l’Inventario delle robbe del 1605, che elenca i beni posseduti dal pittore nel 1605. È da queste fonti, infatti, che è possibile desumere alcuni dati fondamentali per capire la tecnica usata da Caravaggio sia per ricreare la luce che illumina i suoi modelli, sia per indagare i modi utilizzati per la loro riproduzione sulla tela, anche attraverso l’utilizzazione di strumenti ottici, quali specchi e lenti, di cui l’artista probabilmente si serviva.La mostra di Palazzo Venezia - ideata da Rossella Vodret e curata da Claudio Falcucci - presenterà le più importanti ipotesi avanzate dagli studiosi specialisti di questo argomento, tenendo presenti le conoscenze scientifiche dell’epoca di Caravaggio e offrendo al visitatore l’opportunità per comprendere la lettura, in chiave documentale, della complessità del dipingere del grande Maestro lombardo, sia dal punto di vista tecnico che concettuale.
Verranno messe in opera quattro ipotesi di ricostruzione delle tecniche esecutive di Caravaggio utilizzando come modelli sculture in vetroresina: dalla Canestra di frutta al San Girolamo scrivente, dal Bacchino malato alla Medusa.
Le prime tre ipotesi saranno in relazione alla Canestra e si baseranno sul ricorso a lenti, fori stenopeici - un semplice foro posizionato al centro di un pannello che funge da obiettivo - e specchi per la proiezione del soggetto sulla tela come guida per l’esecuzione pittorica, ma soprattutto come mezzo per osservare la realtà.
La Magia Naturale di Giovan Battista della Porta (1558, ma riedito con ampliamenti nel 1584, periodo nel quale Caravaggio studiò a Milano presso la bottega di Simone Peterzano) è una delle fonti che può aver ispirato questo metodo. La canestra di frutta, che sarà presente nell’allestimento grazie a una ricostruzione realizzata in vetro resina sul modello originale, verrà proiettato su tre tele per verificare la diversa messa a fuoco dell’oggetto osservato.
La quarta ipotesi consisterà nell’impiego di uno specchio piano, il cosidetto specchio grande citato nel prima ricordato Inventario delle robbe, usato come piano di riflessione per i modelli. Praticamente uno schermo di traduzione ottica bidimensionale della composizione scenica. Il visitatore potrà direttamente porsi al posto del pittore, vivere la scena visualizzando il modello nello specchio così come potrebbe averlo collocato Caravaggio nel mettere a punto la sua composizione, vedere accanto a lui la tela preparata con lo stesso tono e le medesime incisioni presenti nell’originale. Il modello, in questo caso, sarà il San Girolamo scrivente della Galleria Borghese, anch’esso realizzato in vetroresina in dimensioni al naturale. L’uso dell’immagine riflessa per lo studio del chiaroscuro e dello scorcio verrà illustrato e commentato attraverso i trattati di Leonardo, Leon Battista Alberti e Filarete.
Alla mostra sarà abbinato un ciclo di conferenze, che si svolgeranno tra gennaio e febbraio, a Palazzo Venezia, con cadenza settimanale, ideato da Rossella Vodret e curato da Marco Cardinali e da Maria Beatrice De Ruggieri. In esso, i curatori della mostra e i membri del comitato di studio avranno modo di spiegare e illustrare i processi creativi e tecnici di Caravaggio.
Nell’iniziativa della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma rivivrà la sperimentazione ottica del grande artista lombardo e prenderà forma il suo modo di osservare la realtà, nella speranza di poter così afferrare con qualche certezza in più le motivazioni più profonde del suo “GENIO”.
Informazioni:
BIGLIETTO: intero €6,00 ridotto € 4,00 ridotto scuole € 3,00
PROMOSSA E ORGANIZZATA DA: Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma
IDEAZIONE DELLA MOSTRA: Rossella Vodret
CURA DELLA MOSTRA: Claudio Falcucci
COMMISSARIO DELLA MOSTRA: Giorgio Leone
COMITATO DI STUDIO: Riccardo Bellè, Filippo Camerota, Marco Cardinali, Keith Christiansen, Maria Beatrice De Ruggeri, Sven Dupré, Claudio Falcucci, Mina Gregori, Roberta Lapucci, Giorgio Leone, Giuseppe Molesini, Pietro Roccasecca, Sybille Ebert-Schifferer, Andreas Thielemann, Rossella Vodret, Robert Wald
ORGANIZZAZIONE:Munus
MAIN SPONSOR: Banca Etruria
RICERCHE BIBLIOGRAFICHE E ICONOGRAFICHE:
Belinda Granata, Elena Scarfo
con la collaborazione di Francesca Pasculli
ALLESTIMENTO: Eugenia Cuore
STRUTTURA ALLESTITIVA: Corridi sas
REALIZZAZIONE MODELLI in vetroresina: Plastikart Studio di Istvan Zimmermann
CATALOGO: edito da MUNUS e L'Erma di Bretschneider
UFFICIO STAMPA:
• della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma: Anna Valerio con la collaborazione di Alessandro Gaetani:
• 06/69994218 - sspsae-rm.uffstampa@beniculturali.it
• dell’organizzazione: Arianna Diana:
• 06/692050258 - diana@civita.it
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