sabato 11 dicembre 2010

Caravaggio. La bottega del genio. Palazzo Venezia, Roma.

Per le celebrazioni del quarto centenario dalla morte di Caravaggio, il prossimo 21 dicembre 2010 la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma, diretta da Rossella Vodret, presenterà una mostra del tutto inedita e in forma sperimentale e didattica per ricostruire la bottega di Caravaggio nelle cosiddette “Sale Quattrocentesche” di Palazzo Venezia.
La mostra, dal titolo “Caravaggio. La Bottega del Genio”, è organizzata dalla società Munus e ha come main sponsor Banca Etruria.
L’idea nasce dal fatto che, nonostante l’imponente bibliografia su Caravaggio, la sua tecnica esecutiva – cioè in che modo Caravaggio realizzava i suoi splendidi capolavori - è ancora un mistero, oggetto ancora oggi di studi approfonditi e specialistici.
Per cercare di capire meglio i suoi processi creativi ed entrare nei meccanismi delle sue composizioni e del suo singolare approccio alla realizzazione delle sue opere di sconvolgente modernità, sarà presentata nelle “Sale Quattrocentesche” un’ipotesi di allestimento dello studio di Caravaggio negli anni romani.

L’ipotesi, basandosi sulle recenti ricerche, prende spunto dalle fonti contemporanee all’artista, da quelle letterarie quali Mancini, Baglione, Sandrart, Bellori a quelle archivistiche come l’Inventario delle robbe del 1605, che elenca i beni posseduti dal pittore nel 1605. È da queste fonti, infatti, che è possibile desumere alcuni dati fondamentali per capire la tecnica usata da Caravaggio sia per ricreare la luce che illumina i suoi modelli, sia per indagare i modi utilizzati per la loro riproduzione sulla tela, anche attraverso l’utilizzazione di strumenti ottici, quali specchi e lenti, di cui l’artista probabilmente si serviva.
La mostra di Palazzo Venezia - ideata da Rossella Vodret e curata da Claudio Falcucci - presenterà le più importanti ipotesi avanzate dagli studiosi specialisti di questo argomento, tenendo presenti le conoscenze scientifiche dell’epoca di Caravaggio e offrendo al visitatore l’opportunità per comprendere la lettura, in chiave documentale, della complessità del dipingere del grande Maestro lombardo, sia dal punto di vista tecnico che concettuale.

Verranno messe in opera quattro ipotesi di ricostruzione delle tecniche esecutive di Caravaggio utilizzando come modelli sculture in vetroresina: dalla Canestra di frutta al San Girolamo scrivente, dal Bacchino malato alla Medusa.
Le prime tre ipotesi saranno in relazione alla Canestra e si baseranno sul ricorso a lenti, fori stenopeici - un semplice foro posizionato al centro di un pannello che funge da obiettivo - e specchi per la proiezione del soggetto sulla tela come guida per l’esecuzione pittorica, ma soprattutto come mezzo per osservare la realtà.
La Magia Naturale di Giovan Battista della Porta (1558, ma riedito con ampliamenti nel 1584, periodo nel quale Caravaggio studiò a Milano presso la bottega di Simone Peterzano) è una delle fonti che può aver ispirato questo metodo. La canestra di frutta, che sarà presente nell’allestimento grazie a una ricostruzione realizzata in vetro resina sul modello originale, verrà proiettato su tre tele per verificare la diversa messa a fuoco dell’oggetto osservato.

La quarta ipotesi consisterà nell’impiego di uno specchio piano, il cosidetto specchio grande citato nel prima ricordato Inventario delle robbe, usato come piano di riflessione per i modelli. Praticamente uno schermo di traduzione ottica bidimensionale della composizione scenica. Il visitatore potrà direttamente porsi al posto del pittore, vivere la scena visualizzando il modello nello specchio così come potrebbe averlo collocato Caravaggio nel mettere a punto la sua composizione, vedere accanto a lui la tela preparata con lo stesso tono e le medesime incisioni presenti nell’originale. Il modello, in questo caso, sarà il San Girolamo scrivente della Galleria Borghese, anch’esso realizzato in vetroresina in dimensioni al naturale. L’uso dell’immagine riflessa per lo studio del chiaroscuro e dello scorcio verrà illustrato e commentato attraverso i trattati di Leonardo, Leon Battista Alberti e Filarete.

Alla mostra sarà abbinato un ciclo di conferenze, che si svolgeranno tra gennaio e febbraio, a Palazzo Venezia, con cadenza settimanale, ideato da Rossella Vodret e curato da Marco Cardinali e da Maria Beatrice De Ruggieri. In esso, i curatori della mostra e i membri del comitato di studio avranno modo di spiegare e illustrare i processi creativi e tecnici di Caravaggio.

Nell’iniziativa della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma rivivrà la sperimentazione ottica del grande artista lombardo e prenderà forma il suo modo di osservare la realtà, nella speranza di poter così afferrare con qualche certezza in più le motivazioni più profonde del suo “GENIO”.


Informazioni:

BIGLIETTO: intero €6,00 ridotto € 4,00 ridotto scuole € 3,00

PROMOSSA E ORGANIZZATA DA: Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma

IDEAZIONE DELLA MOSTRA: Rossella Vodret

CURA DELLA MOSTRA: Claudio Falcucci

COMMISSARIO DELLA MOSTRA: Giorgio Leone

COMITATO DI STUDIO: Riccardo Bellè, Filippo Camerota, Marco Cardinali, Keith Christiansen, Maria Beatrice De Ruggeri, Sven Dupré, Claudio Falcucci, Mina Gregori, Roberta Lapucci, Giorgio Leone, Giuseppe Molesini, Pietro Roccasecca, Sybille Ebert-Schifferer, Andreas Thielemann, Rossella Vodret, Robert Wald

ORGANIZZAZIONE:Munus

MAIN SPONSOR: Banca Etruria

RICERCHE BIBLIOGRAFICHE E ICONOGRAFICHE:
Belinda Granata, Elena Scarfo
con la collaborazione di Francesca Pasculli

ALLESTIMENTO: Eugenia Cuore

STRUTTURA ALLESTITIVA: Corridi sas

REALIZZAZIONE MODELLI in vetroresina: Plastikart Studio di Istvan Zimmermann

CATALOGO: edito da MUNUS e L'Erma di Bretschneider

UFFICIO STAMPA:
• della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma: Anna Valerio con la collaborazione di Alessandro Gaetani:
• 06/69994218 - sspsae-rm.uffstampa@beniculturali.it
• dell’organizzazione: Arianna Diana:
• 06/692050258 - diana@civita.it

martedì 30 novembre 2010

FRANCESCO TORALDO COMPOSIZIONI MUSICALI PROGETTO BANCARTIS

COMUNICATO STAMPA

Sabato 18 dicembre, nell’ambito del progetto BANCARTIS, ormai giunto alla sua quarta edizione, presso la Sala De Cadorna del centro direzionale BCC Mediocrati di Rende, verrà presentata l’opera Buster Williams del pittore Francesco Toraldo. Il dipinto è un’anticipazione della mostra che il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) dedicherà all’artista a partire da marzo 2011.
Nato a Catanzaro nel 1960, Toraldo è un pittore la cui peculiarità espressiva è data da un suggestivo e coinvolgente intreccio di narrazioni figurative che non provengono tanto da un progetto precostituito, quanto da un ardore guidato dalla memoria e dalle emozioni. Dalla biografia di questo artista si evince un certo spirito ribelle. A suo tempo, infatti, egli non ha voluto portare a termine gli studi accademici, che gli sono comunque stati utili come base di apprendistato. Il suo vero maestro è stato il padre Enzo, anch’egli pittore, il quale ha saputo infondergli l'amore istintivo per una figurazione forte e calibrata. Le capacità espressive di Francesco Toraldo si effondono nella sua opere con gli effetti vibrati di colori primari e puri che sono evidenti sintomi di un animo che non ama certo tenere sotto controllo la propria fantasia, interpretando il mondo attraverso il filtro delle emozioni; un pittore dotato di un’estrema sensibilità per la rivelazione del particolare inserito in un contesto visivo dove prevale un espressionismo venato di dolcezze post-romantiche.
L’opera che entra a far parte della collezione BANCARTIS, è un esempio quintessenziale dell’arte di Toraldo. A colpire immediatamente lo sguardo dello spettatore è il rosso brillante del contrabbasso, esaltato dal contrasto con le mani bianche del musicista che sembrano volare sopra lo strumento, sfiorandolo e sfumando nel passaggio tra le note, quasi fossero fatte di polvere di gesso. Il tutto da vita  ad una figurazione calda intrisa di vibrazioni, di palpiti e di passione, fatta di un’immediatezza segnica che sembra nascere direttamente dal colore, senza la necessità di un disegno preparatorio. Il dipinto si genera dall’intreccio istintivo dei colori sulla tela che scaturisce in un’opera informale su cui, successivamente, il pittore costruisce le sue magnifiche figurazioni astratte.
Francesco Toraldo ha tradotto la sensibilità Fauve, lo studio sul movimento tipico dei Futuristi – e di Balla in particolare –, i visi espressionisti leggermente deformati, in una capacità tutta personale di dipingere la musica, di fare del jazz con gli strumenti della pittura, perdendosi in raffinati assoli fatti di esplosioni cromatiche e tempeste segniche.

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Progetto BANCARTIS.
FRANCESCO TORALDO, composizioni musicali

Luogo:  BCC MEDIOCRATI, Sala “De Cardona”, Centro Direzionale BCC Mediocrati, Via Alfieri, Rende (Cs)
Curatore:  Federico Bria
Vernissage: 18 dicembre 2010 ore 17:00, L’opera rimarrà in esposizione fino al 17 dicembre 2011
info:    BCC Mediocrati – tel. 0984841811
ufficio stampa MACA – tel. 0119422568, maca@museovigliaturo.it

domenica 21 novembre 2010

Giacomo Favretto

Venezia nell’Ottocento

Venezia durante l’Ottocento si trova in umiliante situazione del tutto particolare sotto la dominazione austriaca, dopo le vicissitudini napoleoniche seguite alla sua caduta come Repubblica Serenissima nel 1797.
La città della grande tradizione paesaggistisca settecentesca di Guardi e di Canaletto, soggetto vivo di infinite opere di artisti europei, meta dei maggiori intellettuali europei (Turner, Corot, Bonington). Le nuove idee pittoriche erano state introdotte dai numerosi artisti lombardi e toscani dopo la rivoluzione del 1848-49 mentre Domenico Bresolin insegnava una pittura ispirata direttamente alla natura.
Va imponendosi un filone realista, ricco di forti personalità artistiche, che conserva, rispetto alle altre realtà italiane, un peculiare accento.
L’unione con l’Italia nel 1866 determina la liberazione da un incubo: Venezia in questa posizione di povertà e di prostrazione comincia a ricostruire anno per anno la nuova realtà di provincia italiana indipendente.
Gli artisti più importanti dell’Ottocento a Venezia ebbero destini diversi: Canova, Hayez, Favretto, Zandomeneghi, Ciardi, Nono, perché giudicati su un diverso piano culturale.

Biografia
Giacomo Favretto nacque a Venezia l'11 agosto 1849.
Figlio di Domenico di professione falegname, padre di modestissime condizioni economiche, e di Angela Brunello, fece diversi mestieri. Le sue capacità nel disegno vennero seguite in primis dal Conte Antonio de Zanetti e dallo zio di questi, il pittore Gerolamo Astolfoni. Purtroppo la miseria in casa Favretto era grande, e s’imponeva la necessità che anche il ragazzo si guadagnasse il pane. Fu quindi fatto entrare come garzone in una bottega di cartolaio. Lì, nelle ore di quiete si dilettava a disegnare a matita delle figurine di persone e di animali e, con innata abilità, coglieva i profili dei clienti che frequentavano la cartoleria. Questi schizzi un giorno furono notati da tal Vincenzo Favenza, antiquario, che li ammirò tanto da insistere col padre del giovane ed ottenere che gli assicurassero un’educazione artistica. Venne mandato a bottega da un modesto pittore veneziano Francesco Vason, dal quale apprese le prime nozioni di pittura e lo iscrisse, nel 1864, all'Accademia delle belle arti dove ebbe quali insegnanti il Grigoletti ed il Molmenti. Continuerà a frequentare l’Accademia fino al 1877/’78, anche dopo la conclusione degli studi nel 1870.
Oppresso dalla leziosità romantica e dal manierismo accademico dominanti a Venezia verso la metà del secolo, faticò inizialmente a trovare la sua strada artistica ma tra il 1871 e il 1874 dipinse in modo sapiente e ben costruito piacevoli scene di interni familiari, in cui si mostra più attento ai valori e agli effetti del chiaroscuro che a quelli cromatici.
Nel 1873 dipinse un nuovo capolavoro, “La lezione di anatomia”, in cui vengono sperimentati con successo rapporti cromatici e di prospettiva del tutto nuovi. Il lavoro migliore di questo periodo è “I miei cari” 1874.
Intanto la fama della sua genialità cominciava ad uscire dalla piccola e chiusa Venezia: scrive Boito (, 1874): “Nei veneti ci sono due novellini eccellenti, Giacomo Favretto e Luigi Nono…”.
Dedicatosi poi allo studio della grande tradizione veneziana, ne trasse la spinta a uno sforzo costante per ottenere una potente impressione realistica, che già si rivela nel bozzetto “La sartoria” del 1876; mentre “Il sorcio” del 1878 mostra una scena vivacissima, la prima espressione di un episodio umoristico popolare.
Nasce a Venezia il “Verismo”, che vedrà in Favretto il maggiore artefice, l’iniziatore, e che probabilmente con la sua morte, nel 1887, in un certo senso chiuderà questo capitolo della pittura veneziana.
Nel 1879 partì, insieme a Gugliemo Ciardi per Parigi, il viaggio segnò l'inizio della sua fortuna artistica ed economica poiché ebbe moltissime richieste di lavoro da parte dei commercianti inglesi e tedeschi. Il profitto artistico tratto da questo viaggio è rappresentato da una pennellata più movimentata, ma in sostanze l'artista rimane sempre legato strettamente all'ambiente veneziano.
Intorno al 1880 raggiunge un grande equilibrio perseguendo un compatto oggettivismo, facendo tesoro delle esperienze altrui senza mai rinunciare alla propria originalità. Poiché possedeva una notevole memoria visiva, svolgeva il proprio lavoro senza necessità di alcun modello, dipingendo tutto a memoria.

Fu innovatore e anche un ribelle, temperato dal freno della tradizione e attento osservatore della vita quotidiana. Il Favretto non si può intendere se non in quella riproduzione della vita popolare, in una posizione del tutto mutata rispetto agli artisti veneti delle altre epoche e perciò per individuarlo in piena luce bisogna entrare nello spirito della città nella sua epoca. Molti dei suoi quadri riproducono la vita popolare veneziana: con “El difeto xe nel manego” del 1881 da un esempio di commedia maliziosa, con “Il mercato di San Polo” del 1883 offre un modello incomparabile di pittura chiara e squillante, in “Susanna e i Vecchioni” e “Dopo il bagno” giunge a trascurare la determinazione dei personaggi per rendere in un fiume di luce la poesia intima dell'ambiente.
Nel 1884 inviava all’Esposizione di Torino cinque quadri, che ottennero un lusinghiero successo di critica e pubblico. Sempre in questo periodo dipingeva quadri famosi come El liston, prezioso studio compositivo ispirato al costume settecentesco, La zanze, La Nina, El me dise rossa mia, Caldo, tanto per citare i più significativi.
In genere tutti i dipinti del pittore trionfarono alle esposizioni italiane e straniere e fù uno dei pochi pittori che ebbe in vita onori e ricchezze.
Ad un certo punto il suo genio equilibrato accenna a qualche stanchezza “un abuso di colore che non riesce a dissipare l'oscurità di fondo ed anzi toglie trasparenze alle ombre, forse un'eccessiva compiacenza al pezzo di bravura, sembrano svuotare il verismo integrale cadendo forse nel “generismo”. Ma nonostante le violente critiche rivolte a quest'ultimo Favretto restano molte le opere che testimoniano di lui come un grandissimo artista.
Sappiamo che l’Ottocento è molto lungo e con diversi aspetti, ma è necessario cogliere quello dei vent’anni in cui lavorò Favretto esattamente dal 1866, da quando era tra i banchi di scuola diciasettenne, a quando morì a trentotto anni.
La sua breve carriera terminò durante l’Esposizione di Venezia del 1887, che fu per lui un vero trionfo.
Non scampò alla febbre tifoide e morì il 12 giugno 1887.
Termina così con Favretto, un capitolo glorioso della pittura veneziana dell’Ottocento.


lunedì 15 novembre 2010

Mediterraneo da Courbet a Monet a Matisse, presso Palazzo Ducale a Genova

Dopo il grande successo della prima giornata di apertura al pubblico della mostra di Castel Sismondo a Rimini, Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon, con presentazioni, spettacoli e concerti che hanno richiamato quasi tremila persone da tutta Italia, Linea d’ombra è lieta di offrire a tutti i suoi affezionati visitatori altri grandi eventi in occasione della prima giornata di apertura al pubblico, il prossimo 27 novembre, della mostra Mediterraneo da Courbet a Monet a Matisse, presso Palazzo Ducale a Genova. Si tratta dell’attesissima esposizione dedicata a due secoli di pittura francese, dalla metà del Settecento alla metà del Novecento, condotta sulle rive di quel mare e nel suo immediato entroterra provenzale. Una straordinaria mostra sul colore, dal Settecento di Vernet e Robert, all’Ottocento di  Courbet, Monet, Van Gogh, Renoir, Cézanne e Munch fino al Novecento di Braque e Matisse.
Il Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova sarà teatro, sabato 27 novembre, dalle 18 alle 23, di alcuni importanti appuntamenti, riservati a coloro che saranno in possesso del biglietto d’ingresso alla mostra, che eccezionalmente per quella giornata chiuderà all’una della notte. Dalle ore 17 fino alla chiusura di sabato 27 novembre, il biglietto d’ingresso sarà tra l’altro ridotto per tutti.

PROGRAMMA
Ore 18. Gianni Mura, il principale giornalista sportivo italiano, da quasi trent’anni inviato al Tour de France, dialogherà con Marco Goldin, curatore della mostra Mediterraneo da Courbet a Monet a Matisse, tra l’altro appassionato e praticante di ciclismo, sul tema “I paesaggi di Van Gogh, Monet e Cézanne al tempo del Tour de France”. Un inedito punto di vista sui più affascinanti paesaggi del sud della Francia, dai campi di lavanda in Camargue al monte Ventoux, mitica salita del Tour tra l’altro presente in un quadro del pittore d’inizio Ottocento Bidauld.

Ore 19. Il Quartetto Desueto in concerto, dal titolo Mari lontani. Giacomo e Mauro Da Ros, Aldo Betto e Cesare Ceschin, tra chitarre, basso e fiati tra cui spicca il sax di Ceschin, alla scoperta dei ritmi caraibici da un lato e dall’altro seguendo il filo di affascinanti canzoni scritte in proprio e dedicate al tema del mare.

Ore 20. Marco Goldin racconta la mostra Mediterraneo da Courbet a Monet a Matisse. Seguendo una consuetudine che negli ultimi dieci anni lo ha portato a presentare le sue mostre con grande successo e partecipazione di pubblico nei principali teatri italiani, lo storico dell’arte trevigiano introduce temi e motivi dell’esposizione, con la consueta capacità di descrivere i quadri attraverso le parole. Ad accompagnarlo sul palco, l’attore Gilberto Colla che leggerà brani dalle lettere di Van Gogh, Monet e Cézanne oltre a Renzo Ruggieri alla fisarmonica e Piero Salvatori al violoncello.

Ore 21.30. In anteprima assoluta, un grande evento musicale. Per la prima volta insieme Antonella Ruggiero e la PFM. Lo storico gruppo italiano insieme a una delle voci magiche della canzone d’autore italiana. L’omaggio a Fabrizio De Andrè sarà accompagnato anche dalla rilettura di qualche classico dei rispettivi repertori, in un concerto che promette di essere un’autentica sorpresa nel segno della meraviglia. Da non mancare!

Vi aspettiamo dunque tutti a Genova!

L’occasione di questa comunicazione è anche importante per segnalare che sul sito www.lineadombra.it da alcuni giorni è attivo lo straordinario virtual tour dedicato alle mostre di Rimini, Parigi. Gli anni meravigliosi. Impressionismo contro Salon e Caravaggio e altri pittori del Seicento. Capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford. Si tratta di un’occasione unica per entrare in diretta nelle sale suggestive di Castel Sismondo e ammirare quasi dal vero la bellezza delle tante opere giunte da tutto il mondo per celebrare il clima affascinante della Parigi del secondo Ottocento e il mondo caravaggesco. Il successo di visitatori che le mostre hanno avuto nei primi venti giorni di apertura, testimonia di come il pubblico stesso abbia ben compreso la novità assoluta nella presentazione di un mondo così articolato come quello parigino del XIX secolo. Entrate dunque nel magico mondo del virtual tour e sarete proiettati nella Parigi di Monet e Renoir, di Van Gogh e Manet. E tuffatevi nella ricostruzione fedele di una sala parigina del 1880.

Ricordate che a Villa Manin di Passariano di Codroipo (Udine) è aperta un’altra grande mostra storica organizzata da Linea d’ombra, Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento. Per la prima volta in Italia l’opera di Munch posta in relazione e a confronto con gli splendidi maestri della pittura in Danimarca, Finlandia, Svezia e Norvegia. Una mostra che ha davvero conquistato pubblico e critica.

Per le prenotazioni alle mostre è attivo il call center, e potete chiamare lo 0422.42999. Oppure inviare una mail a biglietto@lineadombra.it oppure naturalmente consultare il nostro sito www.lineadombra.it dove i privati possono anche prenotarsi autonomamente.

Sempre sul sito, a partire da questo indirizzo https://shop.lineadombra.it/articoli.asp?cat=1, potrete anche acquistare, con carta di credito o in contrassegno, i cataloghi di tutte le mostre. Vi verranno spediti con corriere espresso direttamente a casa vostra.

E da metà dicembre sarà pronto e consultabile sul sito anche il virtual tour della mostra di Genova dedicata al Mediterraneo.

Linea d’ombra - Ufficio comunicazione

lunedì 8 novembre 2010

Il Caravaggio una mostra impossibile. Milano


Un nuovo straordinario evento dedicato a Caravaggio, nella sua terra di origine, chiude le celebrazioni per il quarto centenario della morte del maestro lombardo.

Tutte le opere di Michelangelo Merisi (1571 – 1610) si potranno ammirare nel loro folgorante splendore nella mostra Caravaggio. Una mostra impossibile allestita in Palazzo della Ragione a Milano, dal 10 novembre 2010 al 13 febbraio 2011. Ma non solo. Entrando nello spazio espositivo il pubblico sarà accompagnato da Caravaggio in un affascinante viaggio alla scoperta dei segreti della sua vita e della sua arte.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dalla Rai Radiotelevisione Italiana, e prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Palazzo della Ragione, la Mostra impossibile del Caravaggio raccoglie 65 capolavori - l’intero corpus delle opere di Michelangelo Merisi, nessuna esclusa e comprese alcune attribuite – riprodotti ad altissima definizione e disposti lungo un itinerario cronologico. Un viaggio “impossibile” tra dipinti disseminati nei musei, nelle chiese e nelle collezioni private di tutto il mondo, che diventa realtà nell’era della riproducibilità digitale dell’opera d’arte.

"Un Caravaggio impossibile ma probabile, con una premessa: non c'è cultura senza educazione. Questo è il senso del progetto - spiega l'Assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. L'arte antica ha bisogno di futuro e questo Caravaggio virtuale ha qualcosa di molto reale: la possibilità di conoscere la bellezza dell'arte attraverso la tecnologia, con il sorprendente risultato di riuscire a vedere tutte le opere di Caravaggio in un unico spazio scenico".

Grazie a questo progetto ideato e curato da Renato Parascandolo, realizzato dalla Rai in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con un comitato scientifico composto da Ferdinando Bologna e Claudio Strinati, le opere di Caravaggio conservate da Parigi a San Pietroburgo, da New York a Princeton, da Dublino a Vienna, da Roma a Napoli, Firenze, Siracusa, ecc. sono oggi fruibili in uno stesso luogo. I quadri, riprodotti in digitale con tecnologie d’avanguardia ad altissima definizione, nel rigoroso rispetto delle dimensioni, dei colori e della luce originali, si trovano finalmente riuniti realizzando un sogno a lungo coltivato da studiosi, critici e appassionati.

L’esposizione supera spazio e tempo e fa rivivere a distanza di secoli il pittore più moderno e rivoluzionario della storia, seguendo passo dopo passo le tappe dalla sua opera e della sua vita burrascosa.

Entrando in una vera e propria wunderkammer, i visitatori saranno infatti accolti da performer nei panni del grande maestro e verranno condotti nel suo mondo attraverso aneddoti di vita vissuta e racconti sulle opere, scanditi in tre fasi temporali: gli esordi, la maturità, il periodo precedente la prematura scomparsa. Caravaggio rivive altresì attraverso numerosi film, documentari storici e spettacoli a tema, proiettati su grandi schermi televisivi; l’atmosfera dell’epoca si respira nella sezione con i quattro dipinti del maestro in cui compaiono strumenti musicali e spartiti. Un sottofondo sonoro di madrigali, cantati da un coro a quattro voci, pervade l’ambiente: sono le musiche dipinte dal Caravaggio in quattro opere famose: Riposo durante la fuga in Egitto (1596), le due versioni del Giovane che suona il liuto (1596-97) e Amore vincitore (1602).

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CARAVAGGIO
Una mostra impossibile
Milano, Palazzo della Ragione
10 novembre 2010 – 13 febbraio 2011

A cura di Renato Parascandolo

Orari
Martedì – domenica ore 9.30 > 19.30
Giovedì ore 9.30 > 22.30
Lunedì ore 14.30 > 19.30
La biglietteria chiude un’ora prima

Biglietti (Visita animata inclusa)
Intero € 9,00
Ridotto € 7,00
Scuole € 4,50

Diritto di prevendita
Singoli e gruppi € 1,50
Scuole € 1,00

Informazioni e prenotazioni
T 199 500 200
(dal lunedì al venerdì ore 8.00 > 20.00, sabato ore 8.00 > 13.00)

Biglietteria on line
http://www.vivaticket.it/

Visite animate partenza gruppi ogni 20 minuti
(la prenotazione non è richiesta)
Informazioni e prenotazioni scuole e gruppi
Ad Artem
T 02 6597728
info@adartem.it
www.comune.milano.it/palazzoreale
http://www.arthemisia.it/
http://www.caravaggio.rai.it/

Fonte: Ministero Beni culturali

lunedì 1 novembre 2010

Giuseppe Guindani

Un artista dà quel che si porta dentro. Ma è pur necessario che giunga la scossa di un motivo esteriore a destare la pienezza del suo atto creativo; come l'urto improvviso di una brezza che s'alzi ed empia, spingendo, la vela della sensibilità artistica.
Esistono le «occasioni» (come le ha chiamate Montale) uniche e ineludibili per un' artista; gl'infallibili eventi, oggetti, luoghi, sui quali egli addensa le più urgenti affezioni del cuore; le corde più remote della sensibilità creatrice. Sono questi i momenti in cui il suo tesoro d'umanità e le sue qualità d'artista si fondono in un solo slancio; trovano quell'accordo, intimo e fervente, in grado di donare significato e valore di poesia a tutto ciò che vedono, sentono, esprimono. E' allora soltanto che le forme e il tempo delle «occasioni» esteriori diventano le forme e il tempo interiori dell'opera d'arte; come figli d'un unico sangue, di una sola volontà: rendere vivente nell' opera l'emozione provata dinnanzi allo spettacolo e al senso della vita. Anche se non può competere con Venezia e la sua laguna, nè con il Lago Maggiore e le sue isole deliziose (motivi prediletti da una sceltissima schiera di artisti che, tra Ottocento e Novecento, traluce di nomi come quelli di Ranzoni, Fontanesi, Bazzaro, Morbelli, Boccioni, Carrà, Marussig, Del Bon, Bresciani da Gazoldo e altri), il Lago di Garda è stato fonte d'ispirazione per un buon numero di pittori del nostro secolo.
Pittori schivi o appartati, in genere mal conosciuti; i quali, sapendo fin troppo bene il rischio del vedutismo banale, hanno saputo ricreare la bellezza vera delle sue acque e dei suoi cieli immensi e frastagliati, delle sue lontananze a quando a quando vaporanti e incombenti, dei suoi golfi e paesi voluttuosi e fioriti. Motivi e figure del Lago di Garda non sono mai mancati nel repertorio iconografico della tradizione artistica mantovana del nostro secolo: in Zerbinati (lo stretto collaboratore della rivista veronese «La Via Lattea», fondata da Casorati), Bresciani da Gazoldo, Zanfrognini, Facciotto, Perina, Dal Prato, Marini, Nene Nodari, Guindani.
Al vaglio della storia artistica passata e recente, Giuseppe Guindani resta tra i cantori più schietti, fedeli e memorabili del Lago di Garda. Di lui si conoscono i lunghi e abituali soggiorni a Malcesine dal 1924 al 1934 (con soste, brevi e intermittenti, prima e dopo questo decennio), nella casa circondata da una lussureggiante flora mediterranea, da dove lo sguardo poteva spaziare sulle rade e gli orizzonti lacustri. A Malcesine - in quegli anni ancor più di Mantova lontana dal rombo della storia - Guindani veniva a rifugiarsi come in un paradiso dorato, ai margini della scena artistica del suo tempo; per scelta di volontario isolamento e di una dignitosa solitudine; forse aristocratica, forse chiusa in una sua malinconia del vivere, ma artisticamente attiva; piena di idee creative; rigogliosa di momenti contemplativi che Guindani, tenendosi al fianco la moglie Aristea come l'essere più importante della sua esistenza d'ogni giorno, traduceva in apparizioni di colori inebrianti e preziosi; abitate dal sentimento che la vita è una lenta magnificenza da scoprire nel giorno che non finisce mai; nè mai d'incantare gli occhi di un pittore autentico.
Guindani e la sua pittura sono legati a Malcesine da fibre profonde. Non è eccesivo dire che il Lago di Garda ha plasmato parte della sua vita e della sua formazione artistica. II pittore mantovano ha fatto di Malcesine e del Lago di Garda quel che un Birolli ha fatto di Manarola e delle Cinque Terre: il luogo assoluto, previlegiato, dell'ispirazione felicemente e totalmente riversata nella visione e nella riflessione del paesaggio naturale. Vero e consolidato maestro nella pittura di ritratto e d'interni (sin dagli anni Dieci, quando riceve l'elogio beneaugurante di Boccioni), dopo Malcesine Guindani diventa paesaggista mirabile a tutti gli effetti.
Qui, ove anche Goethe aveva indugiato in estasi, assimilando scorci e atmosfere del Garda nei suoi disegni folgoranti e meticolosi allo stesso tempo, Guindani sapeva cogliere la soavità piena di questa luce veneta, tra le rive sinuose e animate da riverberi ora squillanti, ora velati. Nei suoi dipinti del periodo di Malcesine, le immagini del lago respirano di sè stesse, come bianchi lini nella calura; sciorinate nella fragranza amorosa di una pittura sempre più intrisa d'infinite modulazioni del campo cromatico che si accende d'impennate verdi, blu, bianche, rosa, gialle; a prova di un'immaginazione calda e moderna; nata sotto il segno della solarità di un Ingres e delle larghe stesure cromatiche di Gauguin; memore della scintillante e festosa «naturalità» di Armando Spadini e di quei brani pittorici di spontaneità quasi fisica creati dal suo vecchio insegnante di Brera, Cesare Tallone: maestro nell'orchestrare lo squillo d'un bianco o d'un rosso che empie di vibrati riflessi un verde, un bruno, un blu che si trovino accanto. Nella stretta e operosa alleanza tra spontaneità e riflessione, Guindani viveva Malcesine e i suoi scenari naturali con un sentimento esultante e rapito dalla bellezza delle cose che vedeva intorno. Senza mai indulgere al confuso trasformismo stilistico dei vari classicismi, arcaismi e avanguardismi di quei tempi, Guindani è stato un limpido, strenuo esempio di pittore coerente alle proprie ragioni interiori (come un Morandi, un Licini, un De Pisis). I dipinti gardesani lo testimoniano ampiamente, in modo commovente; schiusi come fiori tuffati in una specie di mimesi della luce che si profonde in macchie cromatiche risplendenti, illimitate, portatrici di un lirismo vivido, espanso, primaverile; talora sfiorato da crepuscolari delicatezze, tal' altra da chiarori a non finire, d'alto meriggio, che percuotono l'anima di un senso di gratitudine alla vita.
A Malcesine Guindani trova nuovi spazi di libertà creativa; stempera gli aspetti più compassati e levigati del suo tradizionale, nobile lavoro d' atelier; si dispone a inediti e corroboranti equilibri pittorici tra valori luministici e strutture compositive del quadro.
Il paesaggio lacustre inargentato da flutti appena turbino si, il fogliame dei broli trafitto dal sole, l'eburnea figura biancorosa di Aristea incisa su uno sfondo di perla, i morbidi pennacchi dell'elegante papiro elevati al cielo blu cobalto, i roridi intrecci delle vigne e degli olivi a fine estate, sembrano nascere sotto i nostri occhi; per un gioco di valori e di toni mai tanto immediato, sfolgorante e sugoso.
Senza mai sperdere la forbitezza plastica, la visione si dipana fino all'iridescenza pura, che dilata i confini dello spettro visibile, quasi sfuggendo alla «legge della cornice».
A differenza di gran numero di pittori attratti, in prevalenza, dalle linee d'acqua del paesaggio, Guindani ha dipinto volentieri l'entroterra delle riviere gardesane: le soleggiate stradine di campagna, i monti sorgenti di lontano, i declivi gremiti di olivi, gli orti e i giardini fiammeggianti d'erbe sempreverdi, di fiori variopinti; sovente abitati da figure muliebri iridate, irrigate, sforate dai battiti della luce e delle ombre colorate.
Guindani a Malcesine s'immerge nel cuore del visibile, sopprimendo la distanza che, nella pittura d'atelier, il «motivo» elevato a «soggetto» del quadro frappone tra sè e l'artista. Sul Garda la pittura di Giuseppe Guindani non si preoccupa di tenere il mondo sullo sfondo; come si può ammirare nel tema del giardino. Come un dono inesauribile e prezioso deve essergli parso il giardino. La cosa più desiderabile e seducente; l'emblema (come, ad esempio l'albero solitario nella pittura di Carlo Mattioli), il luogo dell'anima, il campo eliso in cui l'artista non solo trasfonde tutta la sua maestria e il suo amore della pittura; ma può crederlo la parte immortale della sua vita. 
"Gian Maria Erbesato"





BIBLIOGRAFIA

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Scorcio di uno dei saloni (opere di Guindani) della mostra del Premio Cremona, della quale avrà luogo oggi la vernice (fotografia in bianco e nero), in «Il Regime Fascista», Cremona; 18 maggio.
Il Premio «Cremona» (Illustrazione in bianco e nero del dipinto di Giuseppe Guindani (motto «Ardere») dal titolo: A Monaco noi abbiamo operato per la pace con giustizia, in «Il Regime Fascista», Cremona, 4 giugno.

1939
Illustrazione in bianco e nero del dipinto di Giuseppe Guindani La strada, in «Rivista Bimestrale Unione prof. e Artisti di Mantova», Mantova. Nicodemi - Bezzola, 1939, n. 2648.

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Catalogo della «VIII Mostra Sindacale degli Artisti Mantovani», Teatro Sociale, Mantova maggio-giugno.

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1947
Umberto Zerbinati, Ricordo di Giuseppe Guindani, in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 17 gennaio (pubblicato anche in estratto a off-set).

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Catalogo della mostra personale, Galleria Bolzani, Milano.

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Aldo Carpi, Giuseppe Guindani pittore, e Vincenzo Costantini, L'opera di Giuseppe Guindani, in catalogo della mostra personale, Palazzo della Ragione, Mantova giugno. Inaugurata la mostra di Giuseppe Guindani, in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 12 giugno.

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Da domani a Milano: «Personale» postuma di Giuseppe Guindani, in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 4 ottobre.
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L.G., Carlo Carrà all'inaugurazione della «personale» di Guindani, in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 6 ottobre.
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Dino Villani, Cronache d'arte - Impressioni sulla mostra milanese - Anticonformismo di Giuseppe Guindani, in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 18 ottobre. Mario Lattes, Le mostre a Milano, in «Nuovo Corriere degli Artisti», anno VII, n. lO, ottobre.
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Mario Portalupi, Giuseppe Guindani, in «Notiziario d'Arte», Milano

1959
Riproduzione in bianco e nero di Le amiche e di Contadino, in «Bancarella», anno V, fascicolo XXV, Mantova, maggio.
Inaugurata la mostra di Giuseppe Guindani, in «Il Resto del Carlino» - cronaca di Mantova, Bologna, 19 aprile.
Inaugurata alla Gonzaghesca la retrospettiva di Guindani (riproduzione in bianco e nero di Donna in riposo, 1911), in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 19 aprile. Personale a Mantova di Giuseppe Guindani (riproduzione in bianco e nero di Autoritratto), in «Il Corriere lombardo», 4-5 maggio.
Ugo Nebbia, presentazione in catalogo della mostra personale, Galleria Gonzaghesca, Mantova, 18 aprile - 3 maggio.
G.L. Verzellesi, La «riassuntiva» di Guindani" in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 30 aprile.

1964
Palazzo della Gran Guardia - Quarta mostra artisti scomparsi, in «La Vernice», anno III, n. 6-7, Venezia, giugno-luglio.
Renzo Margonari, L'arte a Mantova dal 194 5 a oggi, (riproduzione in bianco e nero di Nell'orto), in «Città di Mantova», n. 10-11, Mantova, settembre.

1965
Catalogo della «Exposition de la Peinture ltalianne Contemporaine», Modern Art Center, Zurigo, marzo.
Riproduzione in bianco e nero di Fanciulla con didascalia «Mostra artisti scomparsi: Giuseppe Guindani (1886-1946) in copertina di «La Rivista di Lecco», anno XXIV, n. 3-4; Lecco, maggio-luglio.

1966
Renzo Margonari, Giuseppe Guindani, presentazione in catalogo per la mostra per¬sonale alla Galleria La Saletta, Mantova, 8-21 gennaio.
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1967
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Sigue abierta la muestra que via;a con cuadros de artistas italianos, in «Los Andes», Mendoza, 16 ottobre.

1968
Jole Simeoni Zanollo, Alla sala «Boggian» di Castelvecchio quadri in galleria nel centenario (riproduzione in bianco e nero di Bambina), in «Vita veronese», anno XXI, n. 7-8, Verona, luglio-agosto.

1969
Lanfranco, Omaggio a Giuseppe Guindani (1886-1946), catalogo della mostra personale alla Saletta Giulio Romano - Palazzo degli abati, San Benedetto Po, 21 marzo.

1970
I «maestri» mantovani alla Galleria U.G.M., in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 28 febbraio.

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Mario Cattafesta, Le arti visive - Opere di Giuseppe Guindani alla Bottega «Isabella d'Este», in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 9 febbraio.
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1975
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1976
V.L., In visita alle gallerie: Guindani, la mostra dedicata alla «fanciulle», (riproduzio¬ne in bianco e nero di Bambina con il pierrot, in «Gazzetta di Mantova», Mantova, l0 aprile.

1977
Ma. Cat., Giuseppe Guindani: «Taccuini» e incisioni, (riproduzione in bianco e nero di Piazza Leon Battista Alberti, acquaforte, e Ritratto di Aldo Fiozzi, carboncino), in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 19 marzo.
Riproduzione in bianco e nero di Mantova intima, incisione in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 2 aprile.

1978
Catalogo della «58 Mostra d'Arte», Palazzo Re Enzo, Bologna 20-31 marzo. Diverse citazioni e riproduzioni in bianco e nero nella monografia di Renzo Margonari, Mario Lomini, Mantova.

1980
F. Solmi, Introduzione al catalogo (Ed. Grafis) della mostra antologica, Chiostro di San Francesco, Mantova, febbraio.
Catalogo della mostra La Metafisica Anni Venti, Galleria d'Arte Moderna, Bologna, maggio-settembre.
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1981
Personale alla Galleria San Luca, Verona, marzo.
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1982
Personale alla Galleria Il Trittico, Roma, 30 gennaio - 5 febbraio.
D. Petrocelli, Guindani, protagonista del silenzio, in «Il Tempo», Roma, 19 febbraio. B. Romiti, Giuseppe Guindani, in «Scena Illustrata», Roma, luglio.

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M. Capisani Polarolo, L'assillo di Guindani, dipingere lo spirito, in «Gazzetta di Mantova», Mantova, 23 settembre.

1984
R. Margonari, Introduzione al catalogo della mostra Incisori Mantovani degli Anni Trenta, Virgilio di Mantova, 7 aprile - 6 maggio.
G. Perocco, Giuseppe Guindani, 1886-1946, Centro d'Arte San Vidal, Venezia, 16-30 giugno.
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G. M. Erbesato, Disegni di Guindani, Galleria Comunale d'Arte Moderna, Quistello (MN), maggio.

venerdì 15 ottobre 2010

Jean Siméon Chardin a Ferrara "Palazzo dei Diamanti"

«Ci si serve dei colori, ma si dipinge con il sentimento.» Con queste parole, Jean Siméon Chardin (1699-1779), contrapponendosi alle regole accademiche allora in voga, sintetizzava il suo modo, all’epoca rivoluzionario, di fare arte.

A questo grande protagonista del Settecento, uno dei più straordinari pittori di tutti i tempi, Ferrara Arte dedica dal 17 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011 un’importante mostra, la prima mai consacrata all’artista nel nostro paese. L’esposizione è organizzata in collaborazione con il Museo del Prado di Madrid, che la ospiterà dopo il debutto a Ferrara, ed è curata da Pierre Rosenberg, massimo esperto di Chardin, Accademico di Francia e Presidente-direttore onorario del Musée du Louvre.

Chardin è stato uno dei più originali artisti del suo tempo. Egli infatti rifiuta, sin da giovanissimo, i percorsi didattici accademici ed è uno dei pochi a non aver mai effettuato il viaggio in Italia. Inoltre, tra tutti i generi pittorici evita proprio quelli che nella Francia del secolo dei lumi sancivano la fortuna degli artisti, e cioè i dipinti di soggetto storico o mitologico. Nonostante ciò, nel 1728 l’Accademia reale di pittura e scultura – alla quale Chardin aveva sottoposto la sua candidatura presentando le proprie prime impressionanti nature morte – riconosce la sua qualità e lo accoglie nei suoi ranghi come pittore specializzato «nella raffigurazione di animali e frutta». La scelta del genere della natura morta, allora considerato minore, non ne vincola il successo e Chardin si impone presto sulla competitiva scena parigina.

Nel corso del decennio successivo, egli estende la propria ricerca anche alla figura, con esiti ancora una volta impressionanti. Infatti, ad una pittura dedita a rappresentare la contemporaneità attraverso la descrizione della vita di corte, Chardin oppone un’altra realtà: scene di interni in cui i domestici e i rampolli della borghesia francese sono raffigurati nelle più semplici attività di tutti i giorni. Ogni dettaglio ornamentale è bandito, la pittura diviene poesia del quotidiano, un mezzo per esaltare con sensibilità i gesti delle persone comuni che Chardin trasforma in grandi protagonisti della sua epoca. Nascono così capolavori come Il garzone d’osteria, La governante o Il giovane disegnatore ai quali si affiancano le toccanti raffigurazioni delle attività ludiche dei giovani come le Bolle di sapone, la Bambina che gioca col volano o il Bambino con la trottola. In ciascuna di queste opere, attraverso una tecnica pittorica stupefacente, incentrata sul rapporto tra tono e colore e sulla variazione degli effetti di luce, l’artista riesce a trasmettere all’osservatore l’emozione provata di volta in volta di fronte al soggetto.

È con questo spirito che Chardin continuerà a dipingere, anche quando, tornato alla raffigurazione di nature morte, realizza capolavori come il Mazzo di garofani, tuberose e piselli odorosi di Edimburgo, riguardo alla quale Charles Sterling, uno dei più grandi storici dell’arte del secolo scorso, scrisse: «Chardin è con Poussin e Claude Lorrain l’artista francese anteriore al XIX secolo che ha avuto la maggiore influenza sulla pittura moderna. Certe ricerche di Manet e di Cézanne sono inconcepibili senza Chardin. Sarebbe difficile immaginare qualcosa di più “avanzato” nella composizione e nel trattamento pittorico del Vaso di fiori di Edimburgo. Esso sorpassa tutto ciò che dipingeranno in questo genere Delacroix, Millet Courbet, Degas e gli impressionisti. Solo in Cézanne e nel suo seguito si può pensare di trovare tanta forza in tanta semplicità».

Il successo della pittura di Chardin è sancito anche dalle reazioni del pubblico alle tele che l’artista espone al Salon a partire dal 1737. Ad accoglierle con entusiasmo fu anche gran parte della critica, ad esempio una celebrità come Denis Diderot, che nel 1763 osanna pubblicamente il realismo delle nature morte del pittore. Chardin è molto apprezzato anche dal re di Francia Luigi XV, al quale dona la Madre laboriosa e il Benedicite, ricevendo in cambio la stima del sovrano e, nel 1757, il grande privilegio di dimorare e lavorare al Louvre.

Verso il 1770 i problemi di salute lo inducono a rallentare l’attività e ad abbandonare progressivamente la pittura ad olio. Tuttavia, senza perdersi d’animo, l’anziano maestro inaugura una nuova stagione della sua arte dando vita, con la delicata tecnica del pastello, a ritratti di straordinaria intensità psicologica. Con queste opere si conclude la lunga carriera di un artista che per tutta la vita aveva concepito la pittura come un mezzo per conoscere la realtà e rappresentarla, e che, evitando i contenuti aneddotici, ha raggiunto un’arte senza tempo che riflette un’armoniosa perfezione tra forma e sentimento.

L’aver elevato gli oggetti di uso quotidiano e i gesti delle persone comuni a materia di rappresentazione artistica e la sua straordinaria tecnica pittorica fanno di Chardin uno degli artisti più amati da pittori moderni come Cézanne, Matisse, Morandi e Paolini. Per non dire di Vincent Van Gogh che lo riteneva «grande come Rembrandt».

La mostra di Ferrara e Madrid offre l’occasione di ripercorrere le tappe salienti del percorso artistico di Chardin attraverso un’ampia selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di tutto il mondo tra le quali emerge, per numero e qualità dei dipinti concessi, ben dieci capolavori, l’eccezionale collaborazione con Louvre.

Fonte: Ministero per i beni e le attività culturali.


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giovedì 7 ottobre 2010

Matteo Massagrande. Mostra

Matteo Massagrande


Diario di un cercatore di bellezza

Domenica 10 ottobre 2010 ore 17.00


San Martino dall’Argine (Mn), Chiesa di Santa Maria Annunciata


Presentazione critica a cura di Paola Artoni

La poetica bellezza della pittura di Matteo Massagrande (Padova, 1959) illumina gli spazi della chiesa di Santa Maria Annunciata a San Martino dall’Argine (Mn). Una mostra che presenta un ciclo di dipinti preziosi realizzati dall’artista, raffinato conoscitore delle tecniche antiche e moderno cantore della bellezza.
Come scrive Paola Artoni nel catalogo che accompagna la mostra: “(…) Per chi, come lui, è seguace devoto della sua autentica vocazione di artista è impossibile non rispondere al richiamo profondo della natura e della pittura. Una pittura stratificata, soffusa, diffusa e increspata, sapiente di disegno, di colore, di cultura, forte di un genius loci che lo arricchisce senza schiacciarlo nel confronto con il passato. È un fascino senza tempo quello che emerge dai suoi dipinti, una malìa che è indifferente alle mode e che, proprio per questo, è sempre attuale ed emozionante. Nel bosco il mistero è nell’intreccio di un ramo, è nell’andamento dello sguardo che cerca di pacificarsi e riconciliarsi con la natura, con la sua sofferenza e con le sue quotidiane rinascite. Lo sguardo dell’artista è un’azione di presa di coscienza, è il comprendere di essere una parte dell’universo, una scintilla del Divino, un pur flebile riflesso della Vita che pulsa in ogni angolo della Creazione. Talvolta compare la figura umana, a interrogare come una cartolina dal passato sul senso delle proprie radici, altre volte tale figura, anche se non presente, è evocata, in una necessaria riscoperta della sostanza dell’essere. E se non sono i volti a parlare, le metafore delle vite sono le città cariche di vapori e gli interni domestici, case deserte ma con le porte e le finestre socchiuse, con i muri che hanno registrato le impronte di vite passate, silenziose testimoni di abbandoni, saluti, ritorni. Il fluidificarsi del tempo è un’atmosfera rarefatta, sommessa, vagamente inquieta, è il mondo in una stanza che sembra risuonare delle voci di chi l’ha abitata. La luce filtra dalle finestre e si distende sui pavimenti ed è chiaro che il suo senso non è mera connotazione estetica ma sostanzialmente poetica. Quello che a noi resta è la fiducia e capita allora che il dialogo con l’opera diventi veramente profondo: ci lasciamo piano piano condurre dall’artista, accettiamo di placare ansie assaporando l’intima essenza delle cose. Sfogliando le pagine di un breviario minimo, comprendiamo che per Massagrande la natura morta adagiata su un tavolo da cucina è, in realtà, una natura “viva” e che la bellezza delle cose ama nascondersi o meglio, come affermava Eraclito, “l’intima natura delle cose ama nascondersi”. E ci si commuove pensando che questa bellezza sta racchiusa nella rotondità di una mela dalla buccia rossa e che, in fondo, in un semplice vaso di fiori c’è bellezza, vanitas, anelito all’eternità. Massagrande è un saggio, innamorato della terra d’Ungheria e contagiato in questo amore dalla sua compagna di vita, un pellegrino nel mondo che sa che ogni partenza è una discesa nell’abisso di sé stessi, nell’oscurità delle grotte dove si nascondono i mostri dell’anima, laddove si consuma la lotta estenuante con le paure che tolgono il respiro con i loro denti aguzzi e voraci. E ogni viaggio è lo scontro con il limite dell’angoscia, l’abbandono delle proprie certezze per diventare altro. Eppure nessuna traccia della metamorfosi sofferta della crisalide si coglie nelle ali leggere e trasparenti nel sole della nuova farfalla… Solo chi possiede questa coscienza ha la possibilità di volare alto come un’aquila, sentirsi una parte di questo pianeta e, al tempo stesso, distaccato dal mondo e rivolto verso l’eternità, commosso e appagato davanti alla goccia di rugiada scintillante sulla spiga di grano”.


Biografia artistica
Matteo Massagrande vive tra Padova e Hajòs (Ungheria), ha esordito nel 1973 partecipando a mostra collettive e a concorsi, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Città di Pordenone 1980, il Premio Rizzoli per la grafica 1982, il Premio Burano di pittura 1986; il Premio Under 35 alla Terza Biennale d’Arte Sacra di Venezia 1987 (primo premio). Tra le mostre personali in sede pubbliche si ricordano nel 1992 quella presso la Fondazione Ghirardi a Villa Contarini, Piazzola sul Brenta con catalogo a cura di Giorgio Segato; nel 1995 a Palazzo Crepadona di Belluno Opere 1974-1994 con catalogo a cura di Paolo Rizzi, e nel 1996 a Palazzo Sarcinelli, Conegliano, Opere 1986-1996 , con catalogo a cura di Marco Goldin edito da Electa. Nel 1995 il Museo Civico di Padova dedica una mostra antologica presso l’oratorio di San Rocco, Incisioni 1974-1994, con catalogo a cura di Giorgio Segato. Nel 1997 a Casa dei Carraresi, Treviso, Opere su carta, con catalogo a cura di Marco Goldin edito da Marsilio. Nel 1997 Civiche Gallerie di Arte Moderna e Contemporanea, Ferrara, catalogo a cura di Franceso Loperfido edito da Corbo Editore. Nel 1998 con catalogo edito da Electa con testi di Enzo Siciliano, a cura di Marco Goldin, Incisioni 1974-1998 Casa dei Carraresi, Treviso. Nel 1999 Museo delle Mura di Borgotaro. Parallela a quella pittorica si è sviluppata l’attività grafica iniziata già nel 1974, sottolineata dalla presenza in numerose collettive di prestigio: nel 1984 Collezione grafica della Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; nel 1998 Incisori trevigiani del Novecento a Palazzo Sarcinelli, Conegliano; nel 1992 Gabinetto delle Stampe dell’Accademia di Scienze e d’Arte di Zagabria, nel 1993 Prima Biennale dell’incisione Romeo Musa e Repertorio degli incisori italiani al Gabinetto delle Stampe Antiche e moderne, Bagnacavallo, Ravenna. Nel 1989 ha illustrato il libro Passato prossimo, edito dal Rotary Club International. Nel 1991 ha illustrato la raccolta Ne Tisini con poesie di Giorgio Segato, edito da Biscupic, Zagabria. Nel 1993 illustra il racconto Cercando Sisol, di Ermanno Olmi. Nel 1998 illustra il racconto di Fulvio Tomizza Le stelle di Natale. Recentemente alcune sue incisioni sono entrate a far parte del Gabinetto delle Stampe degli Uffizi di Firenze. Ha all’attivo oltre cento personali in Italia e all’estero. Le sue opere si trovano in numerosi musei, chiese, collezioni pubbliche e private.


Matteo Massagrande
Diario di un cercatore di bellezza
Inaugurazione domenica 10 ottobre 2010 ore 17.00
San Martino dall’Argine (Mn), Chiesa di Santa Maria Annunciata
Presentazione critica a cura di Paola Artoni. Catalogo in mostra
Apertura sino al 7 Novembre 2010 il giovedì e il sabato dalle ore 16.00 alle ore 19.30; domenica e festivi dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30
Organizzazione: Galleria d’arte moderna STUDIO 10, via Garibaldi, 1 San Martino dall’Argine (Mn)
Info: tel: 0376-919360, cel: 339-2069027, galleriastudio10@tele2.it

lunedì 4 ottobre 2010

ALDO MONDINO. Maestro di Fantasmagorie. Segnalazione mostra


COMUNICATO STAMPA

A partire dal 20 novembre 2010, il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri) dedicherà una personale al grande artista torinese Aldo Mondino, senza dubbio uno degli artisti italiani più eclettici della sua generazione, tra i principali protagonisti della sorprendente stagione creativa degli anni Sessanta del capoluogo piemontese. Poliedrico, dotato di una vasta e profonda cultura internazionale, di uno sguardo ironico capace di partorire doppi sensi eleganti e raffinati, e, soprattutto, di una curiosità instancabile, Mondino non ha mai cessato di reinventare se stesso e la propria arte durante tutto l’arco della sua carriera. Il suo percorso artistico è stato segnato da un fluire costante di ispirazioni sempre nuove, di influenze disparate che l’artista è stato in grado di assorbire, metabolizzare e successivamente riproporre attraverso il suo stile originale ed inconfondibile; dai primi passi parigini mossi presso l’Atelier 17 del pittore surrealista ed espressionista William Heyter, e gli studi sul mosaico fatti sotto la guida del futurista Gino Severini, per poi passare attraverso una fase citazionista dai forti richiami pop, e il successivo periodo orientalista nato negli anni Settanta con la serie King e proseguito con quella dei Dervisci e con le sperimentazioni formali estrose ed audaci. Proprio questo suo essenziale gusto per lo studio manipolatorio di materiali e medium artistici innovativi, ma mai distaccati dalla realtà quotidiana – sua fonte di ispirazione primaria sin dai tempi delle frequentazioni dell’artista con il gruppo dei poveristi –, lo ha portato a realizzare le famose sculture in cioccolato e zucchero di canna, o le opere fatte con confezioni di torrone, selle da cavallo o aringhe affumicate.

A cinque anni dalla sua morte, il MACA – grazie alla collaborazione con la Fonderia di Walter Vaghi e con il patrocinio dell’Archivio Mondino – ospiterà nei suoi spazi una collezione di venti opere di grandi dimensioni, tra sculture e dipinti, e una serie di gioielli, in grado di veicolare alla perfezione il carattere poliedrico, arguto ed esotico del grande artista torinese.
Riecheggiando un verso di Arthur Rimbaud, anche Mondino potrebbe essere definito un “maestro di fantasmagorie”, un artista che attraverso le sue opere affascinanti, ironiche e seducenti, sembra rivolgersi al suo pubblico come faceva il poeta francese in Notte all’Inferno: “Ascoltate!... Ho tutti i talenti!”




Mostra: ALDO MONDINO. Maestro di Fantasmagorie
Curatore: Boris Brollo
Luogo: MACA (Museo Arte Contemporanea Acri)
Palazzo Sanseverino – Piazza Falcone, 1, 87041, Acri (Cs)
Vernissage: 20 novembre 2010 ore 17:00
Periodo: dal 20 novembre 2010 al 20 febbraio 2011
Orari: tutti i giorni tranne il lunedì; h:10-13 15-19
Info: museo tel. 0984953309; ufficio stampa tel. 0119422568;
e-mail: maca@museovigliaturo.it
internet: http://www.museovigliaturo.it/

giovedì 30 settembre 2010

Museo Vigliaturo - Acri - Segnalazione esposizione

Silvio Vigliaturo
“Amazzoni”

Sabato 9 ottobre 2010, in occasione della sesta edizione della Giornata del Contemporaneo organizzata dall’associazione AMACI, la suggestiva cornice di Palazzo Sanseverino, sede del MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), si arricchirà di un’installazione di oltre trenta sculture in vetro, realizzate dall’artista Silvio Vigliaturo, rappresentanti le Amazzoni, con lance d’acciaio e variopinti scudi, anch’essi in vetro.
Le maestose e variopinte sculture fungono da vettori di messaggi appassionati e contemporanei che l’artista indirizza allo spettatore, come nel caso dell’Amazzone, che da sempre trova posto nella poetica di Vigliaturo, e che egli arricchisce di significati che la tramutano in una categoria umana del presente. l’Amazzone è uno dei più grandi risultati della modernità,  il simbolo della sua mescolanza più riuscita; è la donna che, in seguito a una lotta costante, è stata capace di cancellare quelle differenze che la separavano dall’uomo e che le erano state imposte da secoli di società maschiliste. Tuttavia non bisogna erroneamente pensare, come ci hanno insegnato la storia e l’epica, che l’Amazzone sia tale soltanto in guerra. L’intenzione di Vigliaturo attraverso quest’installazione è proprio quella di mostrare come la tempra della donna-guerriero non svanisca nelle parentesi di riposo, quando le armi vengono poggiate al terreno.


Evento:     Silvio Vigliaturo      “Amazzoni”
Curatori:   Massimo Garofalo e Andrea Rodi
Luogo:      MACA (Museo Arte Contemporanea Acri)
                 Palazzo Sanseverino – Piazza Falcone, 1 – 87041, Acri (Cs)
Data:        Sabato 9 ottobre 2010 – Giornata del Contemporaneo
                l’installazione sarà esposta fino al 27 febbraio 2010
Orario:     da martedì a domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19
Info:          tel. 0984953309

Ufficio stampa MACA
Tel. 0119422568

Cliccando sul link seguente potretre vedere il filmato realizzato in occasione dell’installazione delle Amazzoni
sul sacrato del Duomo di Chieri (To), che ha avuto luogo nel marzo scorso.




martedì 28 settembre 2010

Villa Manin propone Munch e la pittura nord europea


Nel suo progetto pluriennale dedicato alle Geografie dell’Europa, e dopo la prima tappa costituita dalla rassegna che indagava le relazioni tra la pittura francese della seconda metà del XIX secolo e la contemporanea pittura nella nazioni del centro ed est Europa, Villa Manin propone il suo secondo importante appuntamento. Per un progetto, nella sua interezza, volto a studiare alcune delle maggiori evidenze della pittura europea tra la metà del XIX secolo e il primo decennio di quello successivo.
Munch e lo spirito del Nord. Scandinavia nel secondo Ottocento vuole, per la prima volta in Italia, costruire il racconto di una storia che identifichi appunto lo spirito del Nord con la pittura in Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca. Specialmente dedicata al paesaggio, ma ben raccolta anche attorno al tema del ritratto e della figura, la mostra, composta di circa 120 dipinti provenienti specialmente dai musei scandinavi ma anche da alcuni altri musei sia europei che americani, si divide in cinque sezioni. Le prime quattro riservate alle scuole nazionali di quegli Stati, mentre la sezione di chiusura viene dedicata a Edvard Munch, con 35 opere in totale. Dunque una sorta di grande mostra nella mostra, prendendo in considerazione gli anni suoi di esordio vicini alla pittura dell’artista norvegese Christian Krohg già a partire dal 1881-1883 e poi i due decenni – l’ultimo del XIX secolo e il primo del XX – che ne hanno decretato l’universale fama e hanno creato quella sorta di sigla munchiana che caratterizza e sigilla quel darsi allo spazio interminabile del Nord così come è accaduto anche in letteratura.
Ma riandando alle scuole nazionali prima di Munch, alcuni dipinti a evidenziare, prima dello scavalcamento di metà secolo, la situazione della cosiddetta Golden Age in Danimarca, con le opere tra l’altro di Lundbye e P.C. Skovgaard. Così come in Norvegia una breve introduzione è riservata a Dahl, Balke e Gude; in Svezia a Larson, Berg e Wahlberg e in Finlandia a von Wright e Holmberg. Così da indicare, appunto attorno alla metà dell’Ottocento, il senso di una scoperta del vero naturale, che si affranca dalla nozione di paesaggio ancora post-settecentesco che, a parte alcuni casi di straordinaria qualità da Friedrich a Turner, rende non dissimili le varie nazioni europee in quella prima parte di secolo.
Poi la mostra prende il suo corso solenne, e così nuovo per l’Italia, dentro la seconda metà del XIX secolo, attenta a individuare attraverso la scelta dei dipinti quello sguardo che ha fatto del Nord un luogo non soltanto fisico ma anche dell’anima. E che quindi non può che trovare in Munch il suo logico e imprescindibile punto d’arrivo. Ma prima la schiettezza, la luminosità, il silenzio e il fragore del paesaggio nordico sono interpretazione che talvolta vira verso una problematicità che fa dei luoghi naturali un sentimento arcano e quasi primordiale. Questo senso del tempo fondo, la chiarità delle estati, la profondità delle notti invernali, il velluto del muschio dell’erba, il bianco dei fiori sotto il bianco delle lune estive, è quello che l’esposizione intende mostrare al pubblico italiano. Ovviamente grazie alla generosità dei principali musei di Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca, che con larghi prestiti hanno consentito di poter tracciare un panorama del tutto esaustivo di una vicenda pittorica che da alcuni anni non cessa di affascinare, attraverso alcune mostre sia in America che in Europa, il più vasto pubblico degli appassionati. E in questo senso strumento imprescindibile sarà il catalogo di studio, al quale hanno collaborato i maggiori studiosi di quelle nazioni.
Ovviamente la mostra non fa mancare alcuno dei principali protagonisti, a cominciare, in Danimarca, da Ring, Philipsen, Syberg, Gottschalk e soprattutto Hammershøi. A quest’ultimo, la cui vicenda straordinaria venne definitivamente scoperta alcuni anni or sono grazie a una fortunata mostra parigina, è dedicata un’intera sala, comprendente alcuni paesaggi ma soprattutto i fascinosi interni. Per la prima volta esposte in Italia, le opere di Hammershøi stanno all’apice, tra fine Ottocento e primi anni del secolo successivo, di un percorso che nasce nella luce di cenere degli interni olandesi seicenteschi, ma che tutto trasforma entro la misura di grigi infiniti, che talvolta virano sugli azzurri pallidi. Dando il senso della solitudine di figure che in quegli spazi non si muovono ma restano sospese, come il tempo potesse effettivamente bloccarsi una volta per sempre. E non tornare più.
Per proseguire tra gli altri, in Norvegia, con Nielsen, Backer, Thaulow, Krohg, Skredsvig; e poi Larrsson, Nordström, Zorn, Jansson, Prince Eugen, Strindberg in Svezia; Edelfelt, Gallen-Kallela, Järnefelt, Churberg, Halonen, Thesleff in Finlandia. Con quelle caratteristiche pittoriche che mettono sempre al centro l’immagine dell’uomo nel grande spazio della natura incontaminata e quasi immisurabile. Entro quel gioco che fa vicini il sentimento romantico e un certo gusto simbolista, come per esempio è bene evidente nel grande artista finlandese Akseli Gallen-Kallela.
La parte finale dedicata a Munch, dove anche una decina di opere su carta costituisce il necessario contrappunto all’opera pittorica, tocca il suo senso più alto nella scelta che dei dipinti è stata compiuta, per essere messi, quei dipinti, in relazione con i pittori scandinavi che Munch precedono. E insomma per costituire, nel loro insieme, quel grande coro tra natura e problematicità della stessa che danno infine il senso vero e compiuto di questa mostra e fanno della Scandinavia una terra che è luce e notte insieme. Il massimo della luce e il massimo della notte.

Informazioni
SEDE ESPOSIZIONE
Villa Manin - Piazza Manin, 10
33033 Passariano di Codroipo (UD)

ORARI
Dal 25 settembre al 1 novembre: tutti i giorni ore 9-19
dal 2 novembre a fine mostra: Da lunedì a venerdì ore 9-18
Sabato, domenica e festivi ore 9-19
Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2010
Il 1 gennaio 2011 ore 11-19

BIGLIETTI
Intero € 10,00
Ridotto € 8,00 : studenti unversitari con attestato di iscrizione, over 65 anni, gruppi solo se prenotati (minimo 15, massimo 25 persone con capogruppo gratuito)
Ridotto € 6,00 : minorenni e scolaresche solo se prenotate (con due accompagnatori a titolo gratuito).
Ingresso gratuito: bambini fino ai 6 anni, giornalisti con tesserino, accompagnatore di portatore di handicap
Per il diritto di prevendita, con esclusione delle scuole: € 1,50

VISITE GUIDATE
Prenotate per i gruppi (massimo 25 persone): € 120
Per le scuole (solo se prenotate, massimo 25 unità): € 50
Non prenotate: € 7 a persona SOLO in caso di disponibilità del personale

Con esclusione delle scuole, le visite guidate verranno effettuate con l'ausilio di un apparato microfonio e cuffie personalizzate. Questo servizio è compreso nel costo della visita guidata.
Le scuole che non si servono si persoale incaricato da Linea d'ombra Libri devono avvalersi del proprio personale docente.
Per i gruppi con guida propria l'affitto obbligatorio delle cuffie è di € 80.
Non sono consentite visite guidate se non autorizzate dalla Direzione.

Per i visitatori singoli è prevista la possibilità di noleggio di audioguide.

ALTRE INFORMAZIONI
La vendita dei biglietti viene sospesa 45 minuti prima della chiusura
Il servizio di guardaroba è gratuito e obbligatorio per borse, borsette e zaini di qualunque dimensione.
Accesso e servizi per i disabili
Non è consentito l'uso di cellulari, macchine fotografiche o di altri apparecchi elettronici all'interno della mostra. Tali apparecchi potranno essere introdotti in mostra solamente spenti.
Non possono essere ammessi all'interno della mostra passeggini (al servizio guardaroba sono previsti marsupi gratuiti per i bambini), ombrelli ed animali.

PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI
Call center +39 0422 429999
Fax +39 0422 308272
biglietto@lineadombra.it
http://www.lineadombra.it/

ORGANIZZAZIONE
Linea d'Ombra
Strada di Sant'Artemio 6/8
31100 Treviso
Tel. +39 0422 3095
Fax +39 0422 309777
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